Raffaele Pernasetti, conosciuto come “Er Palletta”, è stato uno dei nomi più temuti nella malavita romana. Tra ergastoli e sbarre, ha vissuto decenni segnati dalla violenza e dalla lotta per il potere. Poi, quasi a sorpresa, ha cambiato rotta. Oggi, dietro ai fornelli di un ristorante a Testaccio, racconta una storia diversa, fatta di riscatto e cucina. Un viaggio che attraversa i bassifondi di Roma e arriva fino a una nuova vita.
Ecco chi è Raffaele Pernasetti
Nato a Roma il 20 dicembre 1950, Pernasetti ha messo presto piede nel giro della malavita capitolina, spostandosi tra Trastevere e Testaccio. Qui ha incrociato Enrico De Pedis, uno dei boss della Banda della Magliana, diventandone un uomo fidato e braccio armato per rapine e affari loschi. La sua fama si è costruita sulla durezza con cui affrontava ogni impresa criminale.
Nel 1977 ha fatto il salto di qualità entrando nel “direttivo” della Banda. Da lì ha spinto l’espansione nel traffico di droga, aprendo nuove rotte per rifornimenti e consolidando il controllo su mercati illeciti. Quartieri come Trastevere, Torpignattara e Centocelle sono finiti sotto il suo dominio, segnando il ruolo centrale che ha avuto nell’organizzazione e la sua importanza tra i criminali romani di quegli anni.
Arresto, condanne e la strada verso la collaborazione
Il 17 novembre 1994 un blitz delle forze dell’ordine lo ha portato dietro le sbarre, catturato nel suo appartamento di via Licia a Roma. Nel processo d’appello del 1998 contro la Banda della Magliana, Pernasetti è stato condannato all’ergastolo, grazie anche alle rivelazioni del pentito Maurizio Abbatino. Pur accusato inizialmente di molti omicidi, nei gradi successivi di giudizio è stato scagionato da alcune imputazioni di sangue, ma sono rimaste pesanti le accuse per traffico di droga, possesso illegale di armi e associazione a delinquere.
Nonostante la durezza della condanna, nel corso degli anni ha ottenuto permessi e misure alternative. Nel 2002 si è consegnato per scontare la pena residua e nel 2011 ha ottenuto la semilibertà, grazie alla buona condotta in carcere. Da quel momento ha iniziato un lento cammino di reinserimento sociale, impegnandosi in attività lontane dalla criminalità, anche se non senza difficoltà.
Dalla galera alla cucina: un nuovo capitolo a Testaccio
Uscito dal carcere, Pernasetti si è dedicato alla cucina, lavorando nel ristorante di famiglia “Aio e Oio de casa mia” nel cuore di Testaccio. Ma quel locale, secondo gli inquirenti, non era solo un ristorante: veniva considerato un punto chiave per affari illeciti nascosti dietro le apparenze. Nonostante questo, Pernasetti ha cercato di costruirsi un’immagine diversa, concentrandosi sulla cucina e partecipando alla vita del quartiere con più discrezione.
La sua figura ha lasciato un segno anche nella cultura popolare. È stato infatti indicato come una delle ispirazioni per il personaggio del “Botola” nella serie tv e nel romanzo “Romanzo criminale”, che raccontano le vicende della Banda della Magliana. Poco prima dell’ultimo arresto, Pernasetti viveva questa doppia vita: da una parte chef apprezzato, dall’altra uomo con un passato ingombrante.
Questa vicenda racconta la complessità di un uomo che ha attraversato la malavita romana, ha pagato con anni di carcere e ha provato a reinventarsi, almeno in apparenza, tra i fornelli di un ristorante di quartiere. Roma resta così, con le sue ombre e le sue luci, il palcoscenico dove figure come “Er Palletta” continuano a lasciare il segno.






