L’AQUILA, 9 marzo 2026 – Sono in arrivo a L’Aquila gli ispettori del ministero della Giustizia per un’indagine approfondita sul caso della cosiddetta famiglia nel bosco, una vicenda che continua a suscitare forte dibattito e preoccupazioni a livello nazionale. La decisione di inviare gli ispettori è stata comunicata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, su impulso della premier Giorgia Meloni, che ha espresso critiche verso le scelte adottate dal Tribunale dei minorenni dell’Aquila, in particolare l’allontanamento della madre dai suoi tre figli.
L’intervento del ministero e le critiche politiche
L’attività ispettiva, avviata ufficialmente nei giorni scorsi, segue un’istruttoria iniziata lo scorso novembre, in concomitanza con l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della coppia anglo-australiana Birmingham-Trevallion. Se inizialmente l’esame era limitato alla documentazione, ora il ministro Nordio ha deciso di inviare una squadra di ispettori direttamente presso il Tribunale dei minorenni dell’Aquila per verifiche più approfondite, includendo la possibilità di ascoltare magistrati, assistenti sociali e, se necessario, le stesse persone coinvolte nella vicenda.

La premier Meloni ha definito le decisioni dei magistrati come “figlie anche di letture ideologiche” e capaci di infliggere ai bambini “un altro pesantissimo trauma”. Parole che hanno rilanciato la polemica sul caso, che ha visto anche l’intervento del vicepremier Matteo Salvini, il quale ha annunciato tramite un post su Facebook l’intenzione di visitare la coppia anglo-australiana, dichiarandosi “disgustato da questa forma di violenza istituzionalizzata”.
La Garante regionale per l’Infanzia, presente oggi nella struttura che ospita i bambini da ormai quattro mesi, ha chiesto che i piccoli non vengano trasferiti, sottolineando: “Stiamo facendo in modo che i bambini non vadano via da questa struttura”. Tuttavia, il Tribunale dei minorenni ha disposto il trasferimento dei minori, una decisione che resta al centro di un acceso confronto legale e sociale.
La situazione attuale e le reazioni della famiglia nel bosco
Il trasferimento dei bambini rappresenta uno dei nodi cruciali su cui si concentrano gli sforzi dei legali della famiglia, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. Alcune case famiglia si mostrano riluttanti ad accogliere i minori per evitare l’attenzione mediatica, mentre altre strutture risultano incompatibili con la necessità dei genitori di mantenere un contatto ravvicinato con i figli, poiché troppo distanti dall’abitazione attuale di Catherine e Nathan, situata non lontano dall’ormai nota “casa nel bosco”.
L’ordinanza del tribunale è chiara nel disporre lo spostamento dei minori, e qualora si decidesse di mantenerli nella struttura attuale, sarebbe necessario un nuovo provvedimento. Nel frattempo, i legali della coppia hanno annunciato che presenteranno ricorso alla Corte d’Appello per chiedere la sospensiva dell’ordinanza e rilanciare l’appello per il ricongiungimento familiare.
Le critiche alla gestione del caso non si limitano ai rappresentanti legali. Il perito di parte Tonino Cantelmi, che coordina il team di psicologi della famiglia, giudica la decisione di allontanare la madre “una strada sbagliata e pericolosa”, capace di aprire la via all’adozione dei cosiddetti “bambini del bosco”. Cantelmi ha sottolineato come la neuropsichiatria riconosca la figura materna come “fondamentale nella crescita dei minori” e ha definito “shock” l’ordinanza del tribunale, che ha escluso la madre dalla vita dei figli.
Anche la famiglia stessa si trova in uno stato di grande difficoltà. Catherine ha scelto di rimanere nel casolare nel bosco, supportata dalla sorella, mentre il padre Nathan continua a visitare i bambini nella casa famiglia portando piccoli doni come peluche. “Non posso rilasciare dichiarazioni – ha detto Nathan – potete parlare con gli avvocati”. Le visite sono accompagnate da momenti di gioco e convivialità, prima del ritorno della coppia al casolare isolato.
Le accuse all’assistente sociale e le tensioni legali
La complessità della vicenda si arricchisce di ulteriori elementi con la denuncia presentata dai genitori contro l’assistente sociale Veruska D’Angelo, nominata come curatrice dei diritti dei minori dal Tribunale. Gli avvocati Femminella e Solinas hanno depositato un esposto sia all’ordine professionale degli assistenti sociali sia all’ente regionale competente, contestando la presunta “ostilità” e la mancanza di imparzialità dell’assistente sociale nei confronti della famiglia.
Secondo la denuncia, D’Angelo avrebbe manifestato un atteggiamento di negligenza, incontrando la famiglia e i bambini soltanto cinque volte in diverse settimane, giudicando così inadeguata la sua attività rispetto all’incarico. Inoltre, l’assistente sociale è stata criticata per alcune interviste rilasciate, soprattutto nelle fasi iniziali, che avrebbero contribuito a un’eccessiva esposizione mediatica della vicenda.
A questo punto, la decisione sulla permanenza o meno di Veruska D’Angelo nel ruolo di curatrice spetta a lei stessa o, eventualmente, al Tribunale, che potrebbe procedere alla sua revoca.
L’intervento critico si estende anche ad altre figure coinvolte nel caso. La suora-avvocata Anna Egidia Catenaro, presidente di Avvocatura in Missione, ha scritto una lettera aperta alla Garante per l’Infanzia Marina Terragni, accusando il Tribunale dell’Aquila e la tutrice Palladino di aver emesso provvedimenti ingiusti, chiedendo il “dissequestro” immediato dei bambini e denunciando una gestione che definisce “sopruso” e fonte di traumi difficilmente rimarginabili.
Il caso della famiglia nel bosco rimane dunque al centro dell’attenzione istituzionale e mediatica, con un intervento diretto del ministero della Giustizia che punta a chiarire le modalità con cui sono state gestite le delicate questioni legate ai diritti dei minori e alla responsabilità genitoriale. Gli sviluppi delle prossime settimane saranno cruciali per la definizione del destino della famiglia e per la tutela dei bambini coinvolti.






