Perugia, 15 aprile 2026 – Si è concluso con una sentenza di condanna il processo relativo al cosiddetto esame farsa sostenuto dall’ex attaccante del Barcellona, Luis Suarez, presso l’Università per Stranieri di Perugia nel settembre 2020. Tuttavia, la decisione del Tribunale ha segnato un ridimensionamento del quadro accusatorio, come sottolineato dall’avvocato David Brunelli, difensore dell’ex rettrice Giuliana Grego Bolli e della professoressa Stefania Spina.
Sentenza e ridimensionamento delle accuse
Il Tribunale di Perugia ha inflitto una pena di un anno e mezzo di reclusione, con sospensione della pena, a ciascuno dei tre imputati: l’ex rettrice Giuliana Grego Bolli, l’allora direttore generale Simone Olivieri e l’ex direttrice del Centro di valutazione e certificazioni linguistiche Stefania Spina. I tre sono stati ritenuti colpevoli, a vario titolo, di falso e rivelazione di segreto d’ufficio, ma sono stati assolti con formula piena dall’accusa di falso ideologico relativa al verbale che anticipava la sessione d’esame per Suarez.
La difesa della rettrice e della docente ha evidenziato come il tribunale abbia escluso vantaggi patrimoniali per gli imputati, che hanno sempre sostenuto la correttezza del loro operato. “Il Tribunale ha ridimensionato la vicenda, ma non nella misura da noi auspicata, non avendo accolto la richiesta di piena assoluzione”, ha dichiarato l’avvocato Brunelli, aggiungendo che il collegio difensivo è in attesa delle motivazioni della sentenza per presentare appello.
Le richieste risarcitorie e le prospettive future
Particolarmente significativo è il ridimensionamento della richiesta danni avanzata dall’accusa, inizialmente di circa un milione di euro, ridotta a cento mila euro dal tribunale. Anche l’avvocato Francesco Falcinelli, difensore di Olivieri, ha commentato che le condanne comminate sono inferiori rispetto alle richieste iniziali e ha annunciato il ricorso in appello.
Al centro del processo vi era l’accusa di aver organizzato una sessione d’esame ad personam per Luis Suarez, con la presunta anticipazione dei contenuti dell’esame, necessario per la certificazione della conoscenza della lingua italiana al livello B1, requisito per ottenere la cittadinanza italiana. Questa certificazione era considerata essenziale per la possibile trattativa dell’attaccante uruguaiano con la Juventus, trattativa poi mai andata in porto.
La vicenda, che ha avuto grande risonanza mediatica, si è dunque conclusa con un pronunciamento giudiziario che, pur sancendo la colpevolezza degli imputati, ha in parte ridimensionato le accuse e le conseguenze richieste, lasciando aperta la possibilità di un ulteriore percorso giudiziario in appello.
