La tragedia di Capodanno a Crans-Montana non può essere archiviata come una semplice fatalità. Dietro l’incendio che ha devastato il locale interrato emergono cause precise, legate alla chimica e alla fisica dei materiali. Le testimonianze dei sopravvissuti parlano di un incendio “lampo”, capace di saturare l’aria in meno di un minuto. Un elemento che orienta gli inquirenti verso un unico punto critico: la composizione del soffitto. Le scintille delle candele pirotecniche avrebbero innescato una reazione a catena su un rivestimento altamente infiammabile, trasformando in pochi istanti l’area dancing in una trappola mortale.
Crans-Montana: il soffitto sotto accusa e la “pioggia di fuoco”
Al centro dei rilievi tecnici c’è la schiuma poliuretanica usata per l’insonorizzazione. Se non trattato con additivi ritardanti di fiamma, questo materiale brucia con estrema rapidità e, liquefacendosi, provoca il cosiddetto “gocciolamento ardente”. I racconti dei presenti sono drammatici: una pioggia di fuoco che cadeva dall’alto, incendiando all’istante abiti sintetici e rendendo impossibile qualsiasi tentativo di fuga.
Non solo fiamme e calore: a risultare decisivo è stato anche il fumo. La combustione del poliuretano libera monossido di carbonio e acido cianidrico, gas altamente tossici in grado di provocare la perdita di coscienza dopo pochi respiri. In un ambiente seminterrato, con ventilazione limitata, la concentrazione di questi fumi ha trasformato le vie di uscita in corridoi ciechi e letali.
Le norme svizzere e la verifica decisiva
Le norme di sicurezza antincendio svizzere (AICAA/VKF) sono chiare: nei locali pubblici interrati devono essere utilizzati materiali certificati RF1 o RF2, incombustibili o con un contributo minimo alla propagazione dell’incendio. L’inchiesta dovrà ora accertare se i pannelli acustici installati rispettassero questi standard o se si trattasse di semplici schiume prive di protezione ignifuga. Una differenza tecnica che, in quella notte di festa, ha segnato il confine tragico tra divertimento e strage.
In risposta alla richiesta della Svizzera tramite il Meccanismo di protezione civile Ue su Crans-Montana ad ora 24 pazienti sono stati trasportati in ospedali in Belgio, Francia, Germania e Italia. Lo comunica la Commissione Ue. Francia, Italia, Lussemburgo, Romania e Svizzera hanno garantito la logistica del trasporto medico. I team di valutazione delle ustioni di Francia e Italia stanno supportando gli ospedali svizzeri nel Vallese e a Losanna, fornendo competenze altamente specializzate nella cura delle ustioni. Finora, 21 paesi hanno offerto assistenza: 18 per il trattamento, 9 per il trasporto e 6 per gli esperti.
L’innesco generalizzato
La tragedia di Crans-Montana si inserisce in una lunga e drammatica serie di incendi che negli ultimi anni hanno colpito locali notturni in diverse parti del mondo. Secondo gli specialisti del settore, molte di queste stragi sono riconducibili a un meccanismo ben preciso: il cosiddetto “innesco generalizzato”, un processo estremamente pericoloso che accelera in modo improvviso e devastante la propagazione delle fiamme.
A spiegare il fenomeno è Olivier Burnier, esperto di sicurezza antincendio e direttore della società Fire Safety&Engineering, intervenuto ai microfoni della televisione svizzera Rts. L’innesco generalizzato si verifica quando un incendio si sviluppa in ambienti relativamente chiusi: in queste condizioni, il calore aumenta in maniera esponenziale e in pochissimo tempo le temperature possono raggiungere valori compresi tra 500 e 700 gradi. Intorno ai 500 gradi, sottolinea Burnier, avviene la fase più critica, in cui tutti i materiali infiammabili presenti prendono fuoco quasi simultaneamente, dando origine a una vera e propria esplosione di fiamme.
Questo tipo di dinamica spiega perché, in molte circostanze, l’incendio si trasformi in una trappola mortale nel giro di pochi secondi, rendendo quasi impossibile la fuga.
Eventi simili si sono verificati di recente anche fuori dall’Europa. Meno di un mese fa, a Goa, in India, un rogo in una discoteca ha provocato 25 vittime e circa 50 feriti. Ancora più grave il bilancio dell’incendio avvenuto nel marzo dello scorso anno in un club della Macedonia del Nord, dove hanno perso la vita 63 persone.






