Il crollo di Wall Street ha riacceso lo scontro politico negli Stati Uniti: Donald Trump ha attribuito ai Democratici la responsabilità della seduta negativa e ha rilanciato accuse sul sistema elettorale, intervenendo con un post su Truth Social e poi con dichiarazioni alla stampa. Le sue parole arrivano all’indomani delle elezioni di metà mandato, che hanno premiato il Partito democratico in diversi collegi.
La flessione dei listini, avvenuta nella seduta di giovedì 5 novembre, ha alimentato reazioni immediate. Nel messaggio social, il presidente ha rimarcato i record raggiunti in passato dai mercati durante la sua amministrazione e ha citato l’impatto sui piani pensionistici degli americani, promettendo un ritorno rapido alla crescita.
Wall Street crollo Trump dopo l’accusa ai Democratici
Il presidente ha legato direttamente l’andamento di Borsa all’esito delle midterm. «Il mercato azionario è crollato oggi perché i Democratici hanno avuto un grande successo martedì. Che tristezza, la colpa è solo vostra!», ha scritto su Truth Social. In un secondo passaggio ha aggiunto: «Non è colpa dei repubblicani, ma degli stupidi democratici», sostenendo che la correzione abbia colpito anche i fondi pensione e ribadendo che il mercato “tornerà presto a crescere”.
I numeri della giornata sono stati netti: il Nasdaq ha perso il 5,5%, l’S&P 500 ha ceduto circa il 4,4% e il Dow Jones il 3,4%. La flessione ha cancellato i guadagni della seduta precedente, quando i listini avevano reagito positivamente ai primi risultati elettorali. Secondo diverse analisi di mercato, a pesare sulle vendite sono stati timori legati al futuro degli investimenti nell’intelligenza artificiale: la vittoria democratica potrebbe favorire nuove regole e restrizioni sulla costruzione dei data center, con possibili effetti sui permessi, sui vincoli ambientali e sui costi energetici.
Accuse di brogli rilanciate
Oltre agli attacchi politici, il presidente ha rimesso in discussione la tenuta del sistema elettorale. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha dichiarato: «Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea». La frase non è stata accompagnata da indicazioni su irregolarità specifiche relative alle consultazioni di metà mandato, riproponendo una contestazione generale che il presidente aveva già avanzato in passato.
Il voto ha consegnato ai Democratici un risultato significativo, con la conquista di seggi al Congresso e di diverse cariche governative. L’impatto reale di questo riequilibrio si misurerà nelle prossime settimane, quando le nuove maggioranze definiranno priorità e calendario dei lavori parlamentari.
Smentite e difese nell’amministrazione
Nel frattempo, dal governo sono arrivate smentite su ipotesi di uscite e segnali di compattezza. Marco Rubio, segretario di Stato, ha escluso l’intenzione di lasciare l’incarico: «Il mio piano è lavorare per il presidente fino al termine del suo mandato».
Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth è intervenuto dopo le voci su un possibile impeachment. «L’impeachment non è servito con Trump e non servirà con me», ha affermato, rivendicando la propria posizione. Il presidente ha preso pubblicamente le sue difese, sostenendo che Hegseth abbia «fatto un ottimo lavoro» e respingendo i rumor sulle frizioni interne.
Dossier e prossimi passaggi
Prima dell’avvio della nuova legislatura, l’amministrazione ha messo in fila i dossier considerati strategici. In cima c’è il finanziamento della difesa: Trump e il Pentagono puntano a una spesa militare da 1.500 miliardi di dollari, una proposta che incontra resistenze anche all’interno del Partito repubblicano. Il tema si intreccia con i tempi di bilancio e con la necessità di trovare una maggioranza solida in Congresso.
Restano sul tavolo le politiche sull’immigrazione, i dazi commerciali e le nomine federali. Con il nuovo equilibrio parlamentare, il presidente potrebbe incontrare maggiori difficoltà nel portare avanti la propria agenda legislativa e nell’ottenere le conferme per le nomine. A segnare la transizione sarà un passaggio formale: l’insediamento del nuovo Congresso è previsto per il 3 gennaio.
