Andreas Almgren, ingegnere industriale svedese di 30 anni, ha vinto la maratona di New York il 1° novembre 2026 arrivando dal mezzofondo veloce e con appena tre gare sulla mezza maratona alle spalle. Era al debutto sui 42,195 chilometri. La sua preparazione si basa su misurazioni che gli consentono di adattare il lavoro alle condizioni dell’organismo, anziché attenersi a ritmi fissati in anticipo.
Laureato al KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma, Almgren si allena senza un allenatore, con la collaborazione di alcuni consulenti. Organizza la programmazione attraverso i fogli Excel e usa l’analisi dei dati per dosare lo sforzo quotidiano, cercando un equilibrio tra il carico necessario a migliorare e il recupero.
Il lattato per regolare il ritmo delle ripetute
Il parametro centrale è il lattato, misurato attraverso frequenti prelievi dal polpastrello o dal lobo dell’orecchio. L’analisi avviene subito, anche tra una ripetuta e l’altra. Almgren ha individuato tre soglie, L1, L2 e L3, corrispondenti a diversi livelli di impegno del suo organismo: è su questi valori che regola la velocità delle sedute.
Il sistema modifica il rapporto con la tabella: il ritmo previsto non viene mantenuto a prescindere dal recupero o dalle condizioni della giornata. Per facilitare i prelievi, lo svedese corre spesso al mattino sul tapis roulant, con un assistente accanto, riservando la pista o la strada al pomeriggio.
Una seduta precedente alla maratona comprendeva 16 ripetute da un chilometro, intervallate da un minuto di recupero. Almgren ha riferito di aver corso le prime otto attorno a 2 minuti e 50 secondi al chilometro, accelerando nelle successive fino a circa 2 minuti e 47 secondi, sempre controllando il lattato.
La preparazione comprende anche una camera termica, con temperatura e umidità controllate. Durante una sessione di 50 minuti sul tapis roulant, i sensori dermici servivano a monitorare la temperatura corporea, mantenuta attorno ai 38,5 gradi. Un altro allenamento chiave era una progressione di 40 chilometri su un percorso collinare simile a quello di New York: quattro blocchi da dieci chilometri, corsi in 35 minuti, 31 minuti e 20 secondi, 29 minuti e 46 secondi e 28 minuti e 30 secondi.
Il sacchetto serve a misurare il consumo di carboidrati
Il controllo non si ferma al sangue. Nei giorni precedenti la gara, Almgren è stato fotografato a Central Park mentre, durante l’allenamento, gonfiava un sacchetto soffiandoci dentro e lo consegnava a un accompagnatore in bicicletta. Non si trattava di respirare dal sacchetto, ma di raccogliere l’aria espirata per analizzarla.
Il test cerca il carbonio 13, attraverso un marcatore inserito negli integratori assunti dall’atleta. La misurazione permette di verificare il consumo di carboidrati durante lo sforzo e, se necessario, modificare l’integrazione. La strategia di gara comprendeva quantità di carboidrati doppie rispetto al passato, assunte senza problemi gastrici.
