Cambiano le regole per il trattenimento dei migranti irregolari nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Con una nuova direttiva, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha previsto che il parere negativo espresso dai medici delle aziende sanitarie locali non sia più vincolante ai fini dell’ingresso nelle strutture.
La novità riguarda un passaggio particolarmente delicato: la valutazione delle condizioni di salute delle persone destinate ai Cpr, strutture nelle quali vengono trattenuti cittadini stranieri in attesa dell’esecuzione di un provvedimento di rimpatrio.
Cosa cambia per i migranti destinati ai Cpr
Le visite mediche continueranno a essere effettuate dal personale delle aziende sanitarie locali. A cambiare sarà il peso attribuito al giudizio sanitario: un eventuale parere contrario al trattenimento non determinerà più, da solo, l’impossibilità di procedere.
Secondo quanto illustrato dal ministro su X, la responsabilità della presa in carico sanitaria passerà al personale medico presente all’interno dei centri, che potrà richiedere ulteriori accertamenti e coinvolgere nuovamente l’Asl competente.
“I soggetti saranno presi in carico dal personale medico che opera nella struttura che valuterà tutti gli approfondimenti da effettuare, anche avvalendosi della competente ASL“, ha spiegato Piantedosi.
La distinzione è importante: la direttiva non elimina le visite mediche, ma modifica il ruolo del parere espresso prima del trattenimento. Resta da chiarire, attraverso il testo integrale della disposizione, come saranno gestiti concretamente i casi nei quali i sanitari rilevino condizioni incompatibili con la permanenza nel centro.
Piantedosi: “Basta valutazioni influenzate da pregiudizi ideologici”
Il ministro dell’Interno ha presentato il provvedimento come uno strumento per rendere più efficaci le procedure di rimpatrio, senza rinunciare alla tutela sanitaria delle persone trattenute.
“Una misura che consente di garantire la massima tutela della salute dei migranti evitando, allo stesso tempo, che valutazioni influenzate solo da pregiudizi ideologici ostacolino le procedure di rimpatrio“, ha dichiarato Piantedosi.
Nelle parole del ministro emerge anche una critica ai giudizi sanitari che, secondo il Viminale, potrebbero essere condizionati da motivazioni ideologiche. Si tratta tuttavia di una valutazione politica: nelle dichiarazioni riportate non vengono indicati dati o episodi specifici che consentano di stabilire quanto sia diffuso questo fenomeno.
Il nodo della tutela sanitaria nei centri per il rimpatrio
La questione centrale riguarda l’equilibrio tra le esigenze di gestione dell’immigrazione irregolare e la protezione della salute delle persone trattenute.
I Cpr non sono strutture carcerarie, ma comportano una limitazione della libertà personale. Per questo, la verifica delle condizioni psicofisiche dei migranti rappresenta un passaggio essenziale per valutare la compatibilità con il trattenimento.
Con la nuova direttiva, il giudizio dei medici delle Asl non avrà più lo stesso effetto vincolante. Questo non significa, però, che le condizioni di salute possano essere ignorate o che ogni persona giudicata non idonea debba necessariamente essere trattenuta.
Il punto da chiarire sarà quali garanzie e procedure verranno applicate quando il parere dei medici esterni e quello dei sanitari del centro risulteranno differenti.
La direttiva annunciata da Piantedosi interviene così su uno degli aspetti più sensibili del sistema dei rimpatri, destinato a incidere sia sull’organizzazione dei Cpr sia sulle modalità con cui viene valutata la salute delle persone che vi fanno ingresso.
