“Trovo che sia assurdo tassare i pensionati, perché togliere l’indicizzazione è equivalente a una tassazione, quindi non usiamo perifrasi per prendere in giro le persone. Qui non si parla di persone in difficoltà: si parla di uno pseudo diritto al pensionamento con questa immaginifica Quota 100, che è la fissazione di qualcuno nella politica. Quindi trovo che sia paradossale: io non sono di per sé contraria al fatto che si possa ridurre l’indicizzazione ai prezzi delle pensioni alte, però vorrei discutere l’ordine di priorità. Se questi fondi fossero destinati alle politiche del lavoro o alle politiche dell’educazione, allora le persone sarebbero molto meno indisposte rispetto a un provvedimento che le penalizza, ma così è veramente una presa in giro”. Ad affermarlo Elsa Fornero, professoressa ordinaria di Economia politica all’Università degli Studi di Torino ed ex ministra del Lavoro e delle Politiche sociali nel governo Monti, a margine dell’edizione 2026 di Starting Finance Investment Meeting, ora in corso a Milano, commentando la riforma delle pensioni che la Lega vorrebbe inserire nella legge di bilancio. “Le garanzie scritte oggi per persone che verosimilmente andranno in pensione tra 40 anni o anche più hanno il valore di una promessa scritta sulla sabbia nel deserto”, ha poi aggiunto. “Se avessimo dei soldi da mettere da parte sarebbe meglio investirli sull’istruzione e sul lavoro dei giovani, per fare in modo che non abbiano bisogno di garanzie per la pensione, ma siano molto più facilitati sul lavoro. Questa è la scelta da fare: non fornire garanzie che tu dai oggi sapendo che tanto non ci sarai più e che quindi qualcun altro se ne dovrà prendere carico”. Rispondendo poi a una domanda sulle proteste dei giovani contro il carovita e sui disordini che si sono verificati a Milano e in altre città d’Italia, Fornero si è detta dispiaciuta di trovarsi “nella situazione in cui uno deve dire ‘la violenza è sempre da cancellare e da punire, se c’è’, però dobbiamo pagare questo prezzo, altrimenti sembra che uno sia a favore della violenza”. Detto questo, “i giovani vanno ascoltati”, ha proseguito l’ex ministra. “Oggi ci sono tanti giovani in Italia che si chiedono se devono partire, perché il Paese non offre opportunità, che si chiedono se devono restare e a quali condizioni. Li si aiuta con dei bonus che valgono un anno? Queste politiche dei bonus annuali sono come quando tu hai un male grave e prendi un’aspirina, che però non serve: ti dà un sollievo immediato ma non serve a curare quelle che sono le debolezze strutturali del Paese”.