Il regista Tinto Brass è morto a Roma all’età di 93 anni, dopo un lungo periodo di salute fragile segnato dalle conseguenze del grave ictus del 2010 e da successive complicazioni fisiche. Nato a Milano nel 1933, aveva dedicato oltre mezzo secolo al cinema, attraversando l’avanguardia e la contestazione politica prima di diventare un riferimento del cinema erotico italiano.
La sua attività aveva sfidato le convenzioni sociali e i tagli della censura. La cura dell’estetica e la libertà del desiderio femminile erano diventate elementi centrali delle sue opere, al termine di un percorso che aveva conosciuto generi e linguaggi diversi.
La famiglia, i figli e il legame con Caterina Varzi
Brass era cresciuto in una colta famiglia veneta. La sua vita privata si era intrecciata con il lavoro attraverso il rapporto con la prima moglie, Carla Cipriani, chiamata Tinta, che aveva condiviso con lui il percorso personale e creativo. Era stata una presenza fondamentale fino alla morte, nel 2006.
Dal matrimonio erano nati i due figli, Livia e Bonifacio. Il regista aveva poi legato la propria vita all’avvocatessa Caterina Varzi nel 2017. Varzi gli era rimasta accanto negli ultimi anni, segnati dalle difficoltà fisiche e dalle conseguenze dell’ictus.
Dall’esordio ai film La chiave e Miranda
Il percorso cinematografico di Brass era cominciato dopo la laurea in legge e gli anni trascorsi alla Cinémathèque di Parigi. L’esordio era arrivato nel 1963 con Chi lavora è perduto, un’opera d’avanguardia e di rottura politica, lontana dall’identificazione con il genere erotico che avrebbe caratterizzato la sua successiva notorietà.
La sua filmografia aveva attraversato la commedia surreale al fianco di Alberto Sordi, i thriller influenzati dalla cultura popolare londinese e i drammi di contestazione sociale con Vanessa Redgrave. Non un percorso limitato a un solo genere, dunque, ma una successione di esperienze espressive differenti.
La consacrazione e la definizione del suo stile erano arrivate con pellicole come Caligola, La chiave e Miranda. Il suo cinema aveva lanciato o ridefinito l’immagine di attrici entrate nell’immaginario collettivo: Stefania Sandrelli, Serena Grandi, Francesca Dellera, Debora Caprioglio, Claudia Koll e Anna Ammirati.
La lettera a Mattarella per Isola Farnese
Il regista era tornato al centro della cronaca negli ultimi mesi di vita con una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dalla sua residenza di Isola Farnese, alle porte di Roma, aveva denunciato l’isolamento del borgo provocato da una frana non risolta.
L’unico percorso disponibile per gli spostamenti era una scalinata di 141 gradini. Una condizione che coinvolgeva gli abitanti fragili e lo stesso Brass, ormai non più in grado di camminare.
L’appello al garante della Costituzione non chiedeva un privilegio personale: rivendicava il diritto alla cura, alla mobilità e alla dignità per l’intera comunità, costretta a utilizzare quella scalinata per potersi spostare.
