NAPOLI – Non ricorda il proprio nome, non sa spiegare come sia arrivato a Napoli e non ha documenti per dimostrare chi sia. L’unica certezza che racconta di avere è quella di essere svedese. Da oltre un mese un uomo di circa trent’anni trascorre le proprie giornate all’aeroporto di Napoli Capodichino, diventato progressivamente il suo unico punto di riferimento. Una storia che ricorda quella di Viktor Navorski, il personaggio interpretato da Tom Hanks nel film “The Terminal”, ma che questa volta si svolge nella realtà.
Il giovane, che si farebbe chiamare Daniel, è diventato una presenza familiare per chi lavora nello scalo. Non ha denaro, effetti personali né documenti d’identità. Racconta di essere stato aggredito e derubato a Roma, dove avrebbe perso tutto, compresa la possibilità di ricostruire la propria identità. Si tratta di una versione che deve ancora essere verificata. Nel frattempo, la sua permanenza in aeroporto ha attirato l’attenzione di dipendenti, viaggiatori e autorità consolari.
Il ragazzo senza memoria e la solidarietà nell’aeroporto di Napoli Capodichino
La sua presenza non è passata inosservata. Con il trascorrere dei giorni, il personale dei negozi e gli altri lavoratori di Capodichino hanno iniziato a prendersi cura di lui, offrendo cibo, vestiti puliti e prodotti per l’igiene personale. Una rete di solidarietà spontanea, nata attorno a una persona che non sembra avere nessuno a cui rivolgersi.
Daniel trascorreva le giornate negli spazi interni dell’aeroporto, dall’apertura alle 3.30 del mattino fino alla chiusura serale, alle 22.30. Durante la notte cercava invece sistemazioni di fortuna nei dintorni dello scalo.
Tra le poche necessità che avrebbe manifestato c’è anche quella di avere un paio di scarpe nuove. Un dettaglio apparentemente semplice, ma che restituisce la dimensione concreta della sua condizione: un uomo senza documenti, senza denaro e senza una casa, costretto a dipendere dall’aiuto degli sconosciuti per affrontare la quotidianità.
A occuparsi della vicenda è intervenuto Pierluigi Petrone, console onorario della Svezia a Napoli, allertato dai dipendenti dell’aeroporto preoccupati per la situazione del giovane.
Dopo averlo incontrato personalmente, il console ha avviato i contatti con l’ambasciata svedese a Roma e con la Polizia di frontiera, nel tentativo di verificare la sua identità e individuare eventuali familiari.
Durante il colloquio, Daniel avrebbe confermato di essere svedese, senza però riuscire a fornire ulteriori informazioni sul proprio passato. Non avrebbe saputo indicare con certezza la città di provenienza, il nome dei familiari o altri riferimenti utili per risalire ai suoi dati anagrafici.
La Polizia di frontiera ha segnalato il caso alle autorità diplomatiche, parlando di un presunto cittadino svedese presente nello scalo napoletano. L’obiettivo è verificare anche eventuali denunce di scomparsa che possano corrispondere alle caratteristiche del ragazzo.
Nel frattempo, Petrone si è attivato anche sul piano pratico. Durante uno degli ultimi incontri a Capodichino, accorgendosi che il giovane indossava soltanto abiti estivi, gli ha acquistato alcuni vestiti più adatti alla stagione fredda.
Capodichino chiude per un mese: cosa succederà a Daniel?
A rendere ancora più complicata la situazione è arrivata la chiusura dell’aeroporto di Napoli. Dal primo novembre, lo scalo è fermo per consentire i lavori di riqualificazione della pista di volo e dei raccordi, un intervento da circa 30 milioni di euro destinato a proseguire fino al 30 novembre.
La sospensione del traffico aereo ha privato Daniel anche dell’ambiente nel quale aveva trovato un riparo durante il giorno. I lavori, programmati per un mese, hanno quindi fatto emergere una nuova urgenza: individuare una soluzione per il giovane, che rischia di perdere l’unico spazio in cui aveva trovato una forma di stabilità.
Il console onorario ha continuato a seguire il caso, mentre le autorità diplomatiche lavorano per verificare la nazionalità dichiarata e ricostruire i suoi dati personali. Senza un’identificazione certa, anche l’eventuale rilascio di un documento provvisorio e il rientro in Svezia diventano operazioni più complesse.
L’appello per riconoscere il giovane svedese
La speranza è che qualcuno possa riconoscere Daniel attraverso le fotografie diffuse e fornire informazioni utili a ricostruire la sua storia. Il console onorario Pierluigi Petrone ha rivolto un appello a chiunque possa identificarlo, chiedendo di mettersi in contatto con le autorità consolari.
Per ora restano molte domande senza risposta: chi è davvero il giovane, dove si trova la sua famiglia e cosa gli è accaduto prima di arrivare a Napoli? Anche il racconto dell’aggressione a Roma dovrà essere verificato.
La vicenda di Capodichino resta così sospesa tra un’identità da ritrovare e una rete di solidarietà che, nel frattempo, ha cercato di non lasciarlo solo. In un aeroporto abituato a salutare ogni giorno migliaia di persone in partenza e in arrivo, Daniel è diventato il passeggero senza destinazione. E mentre le autorità cercano di restituirgli un nome, la sua richiesta più immediata resta quella di un paio di scarpe.
