Il periodo necessario per stabilirsi definitivamente nel Regno Unito potrebbe raddoppiare per molti migranti regolari: la decisione definitiva del governo è attesa oggi, lunedì 2 novembre, alla Camera dei Comuni. La ministra dell’Interno Shabana Mahmood dovrebbe annunciarla dopo una consultazione pubblica durata quasi un anno, con oltre 200mila risposte. Le proteste interne al Labour potrebbero però portare a un ridimensionamento delle misure inizialmente previste, secondo le indiscrezioni.
La proposta riguarda persone che vivono e lavorano legalmente nel Paese. Il punto più contestato è l’eventuale applicazione retroattiva: le nuove condizioni potrebbero riguardare anche chi è già sul territorio britannico, non soltanto chi arriverà in futuro.
Regno Unito residenza permanente, proposta su tempi fino a 15 anni
La riforma interviene sull’Indefinite Leave to Remain (ILR), lo status di residenza permanente che consente ai cittadini stranieri di vivere, lavorare e studiare nel Regno Unito senza limiti di tempo. Permette inoltre di accedere alle prestazioni sociali, quando ne ricorrono i requisiti.
Per molti migranti regolari, oggi la domanda può essere presentata dopo cinque anni. La proposta avanzata da Mahmood nel novembre 2025 porterebbe l’attesa a dieci anni. Per i lavoratori dell’assistenza sociosanitaria il periodo potrebbe invece salire a quindici anni.
Il governo ha giustificato la stretta con l’aumento dell’immigrazione negli anni successivi alla Brexit. Secondo Mahmood, tra il 2021 e il 2024 il Regno Unito ha accolto un numero di migranti paragonabile a quello arrivato nei quattro decenni precedenti.
Proprio per gli operatori sociosanitari già presenti nel Paese, tuttavia, la ministra starebbe valutando un’esclusione dall’allungamento dei tempi. La possibile concessione segue la consultazione e le critiche di numerosi parlamentari laburisti. Applicare le nuove regole anche a chi è già arrivato significherebbe modificare le condizioni per migliaia di persone che hanno costruito il proprio futuro contando sulla possibilità di ottenere lo status dopo cinque anni.
Le divisioni nel Labour e le stime sui costi
Angela Rayner si è schierata contro la retroattività della riforma, definendola contraria ai valori britannici. L’ipotesi di attenuare le misure ha invece provocato la reazione dei conservatori: Chris Philp, responsabile dell’Interno dell’opposizione, ha accusato Mahmood di aver ceduto alle pressioni dell’ala sinistra laburista.
Secondo Philp, il governo rischia di consentire a centinaia di migliaia di migranti con redditi bassi di restare stabilmente nel Regno Unito, aumentando la spesa pubblica.
Nel confronto politico è tornata la stima citata dalla stessa Mahmood a marzo: senza nuove restrizioni, circa 350mila lavoratori poco qualificati e loro familiari potrebbero ottenere la residenza permanente nei prossimi cinque anni. Il costo complessivo nell’arco della vita è stimato in 10 miliardi di sterline: una proiezione, non una spesa già sostenuta.
Anche Reform UK ha attaccato l’ipotesi di un allentamento. Il primo ministro Andy Burnham ha sostenuto il principio della residenza permanente come diritto da conquistare, senza appoggiare esplicitamente tutte le restrizioni proposte.
La decisione del governo dovrà chiarire se le nuove regole si applicheranno soltanto ai futuri arrivi oppure anche alle persone che si trovano già legalmente nel Paese.
