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Covid-19, l’inchiesta britannica: errori gravi nella gestione delle case di riposo

Il documento dedicato all'assistenza sociale per adulti e alle strutture residenziali è il sesto dei dieci rapporti previsti dall'inchiesta pubblica britannica sul Covid-19

20 Ottobre 2026
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Test fai da te per il Covid-19

Test fai da te per il Covid-19 | Photo by Fæ licensed under CC BY SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Le carenze del governo britannico nella gestione della pandemia di Covid-19 contribuirono alla rapida diffusione del virus nelle case di riposo, mettendo a rischio anziani e persone vulnerabili. È la conclusione dell’inchiesta pubblica guidata da Heather Hallett, secondo cui il settore dell’assistenza sociale fu trattato come una priorità secondaria, proprio nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno di protezione. Tra gli errori più gravi, la mancata indicazione di isolare gli ospiti trasferiti dagli ospedali alle strutture residenziali.

La presidente dell’inchiesta ha inoltre evidenziato le conseguenze delle restrizioni alle visite, che provocarono una profonda sofferenza emotiva tra gli ospiti, lasciati in molti casi in condizioni di isolamento e con la sensazione di essere stati abbandonati. Tra marzo 2020 e luglio 2022, oltre 43mila persone sono morte di Covid-19 nelle case di riposo del Regno Unito.

Covid-19, La mancata indicazione sull’isolamento dei pazienti dimessi

Nel rapporto pubblicato martedì, Hallett ha definito una “grave omissione” il fatto che il governo non avesse raccomandato l’isolamento dei pazienti dimessi dagli ospedali e trasferiti nelle strutture di assistenza. Questa mancanza, secondo la presidente, favorì la trasmissione del virus tra gli ospiti e il personale.

“Il settore dell’assistenza sociale agli adulti nel suo complesso sembrava essere quasi un ripensamento, mentre il mantra della ‘protezione del servizio sanitario nazionale’ talvolta avveniva a scapito di chi riceveva e di chi forniva assistenza”, ha dichiarato Hallett. Le strutture, ha aggiunto, non ricevettero protezioni sufficienti quando ne avevano maggiore necessità, creando condizioni nelle quali il contagio poté diffondersi rapidamente.

La presidente ha sottolineato anche il dramma delle persone a cui fu impedito di stare accanto ai familiari in fin di vita. “Molti continuano a essere tormentati da un senso di colpa che non meritano di portare”, ha osservato, richiamando l’attenzione sulle conseguenze umane delle decisioni adottate durante l’emergenza.

Covid-19, le dimissioni dagli ospedali e i 25mila pazienti trasferiti

Nel marzo e nell’aprile del 2020, circa 25mila pazienti furono trasferiti dagli ospedali alle case di riposo in Inghilterra. L’obiettivo era liberare posti letto per il Servizio sanitario nazionale britannico, prima che il 15 aprile entrasse in vigore l’obbligo di effettuare test per il Covid-19. L’ex ministro della Salute Matt Hancock, chiamato a testimoniare davanti all’inchiesta, si era assunto la responsabilità della decisione di dimettere pazienti non sottoposti a test e trasferirli nelle strutture residenziali. Aveva difeso quella scelta definendola “la meno peggiore” tra le opzioni disponibili per affrontare una situazione estremamente difficile.

Hallett ha riconosciuto la necessità di liberare posti letto negli ospedali, ma ha criticato il governo per non aver accompagnato i trasferimenti con indicazioni sull’isolamento dei pazienti. Ha inoltre respinto come “infondata” la rivendicazione di Hancock secondo cui, fin dall’inizio della pandemia, sarebbe stato creato un “anello protettivo” intorno alle case di riposo. Nell’aprile 2022, l’Alta Corte aveva già stabilito che la politica di trasferire pazienti non sottoposti a test nelle strutture di assistenza era illegittima.

Il rapporto e le raccomandazioni per le future pandemie

Il documento dedicato all’assistenza sociale per adulti e alle strutture residenziali è il sesto dei dieci rapporti previsti dall’inchiesta pubblica britannica sul Covid-19. L’indagine, costata oltre 200 milioni di sterline, è la più onerosa nella storia del Regno Unito e ha già formulato 55 raccomandazioni per migliorare la preparazione del Paese a future pandemie. Nel rapporto, Hallett presenta otto indicazioni principali. Tra queste figurano una pianificazione più efficace delle emergenze sanitarie, sostegni economici per consentire agli operatori dell’assistenza sociale di isolarsi quando necessario, regole più chiare sulle limitazioni alle visite e controlli più efficaci sulle strutture durante i lockdown. L’obiettivo è evitare che, in una futura emergenza, le case di riposo si ritrovino nuovamente senza strumenti adeguati per proteggere ospiti e personale.

“Inaccettabile” la carenza di dispositivi di protezione

Una parte significativa delle critiche riguarda la mancanza di dispositivi di protezione individuale (DPI) per chi lavorava nelle strutture assistenziali. Hallett ha definito la situazione “del tutto inaccettabile”, descrivendo le soluzioni improvvisate a cui furono costretti gli operatori per proteggersi dal contagio. In assenza di attrezzature adeguate, alcuni ricorsero a poncho impermeabili usati durante i festival, tute da imbianchino e guanti acquistati nei negozi di bricolage. Altri si prepararono autonomamente i dispositivi utilizzando stoffa, sacchi della spazzatura e lenzuola.

Il rapporto evidenzia anche il pesante impatto psicologico dell’emergenza sul personale. “La portata della morte e della sofferenza a cui hanno assistito gli operatori dell’assistenza sociale era diversa da qualsiasi cosa avessero visto prima”, ha scritto Hallett.

Traumi psicologici e suicidi tra gli operatori

Secondo la presidente dell’inchiesta, l’esperienza vissuta durante la pandemia ha provocato in alcuni lavoratori disturbi da stress post-traumatico e pensieri suicidi. In diversi casi, alcuni operatori si sono tolti la vita, a testimonianza delle conseguenze profonde di un periodo segnato da un elevato numero di decessi e da condizioni di lavoro estremamente difficili. Hallett ha concluso sottolineando che gli interventi del governo britannico e delle amministrazioni delle altre nazioni del Regno Unito per proteggere lavoratori e utenti dell’assistenza sociale sono arrivati troppo tardi.

“Le mie raccomandazioni devono essere attuate adesso, prima che si verifichi la prossima pandemia”, ha avvertito, chiedendo che gli errori emersi dall’inchiesta si traducano in misure concrete per evitare che una crisi sanitaria futura produca conseguenze analoghe.

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