Una grave emorragia avrebbe messo a rischio la vita di una donna di 33 anni a Rimini dopo un’interruzione di gravidanza al quarto mese, avvenuta nella propria abitazione senza assistenza medica. La donna ha utilizzato un farmaco acquistato in Perù. La Procura di Rimini ha aperto un’inchiesta per verificare un’eventuale violazione della legge 194: risultano indagate la 33enne e, per concorso, sua madre.
La donna si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Rimini con i sintomi di una forte emorragia. Nel colloquio con i medici avrebbe raccontato di aver assunto un farmaco abortivo e di aver interrotto autonomamente la gravidanza. Le condizioni di salute l’avrebbero spinta a chiedere aiuto ai familiari, che l’hanno accompagnata in ospedale.
L’inchiesta sull’aborto in casa e il ruolo della madre
Un medico della struttura sanitaria ha segnalato l’accaduto alla Polizia di Stato. Gli accertamenti sull’aborto in casa sono stati affidati alla Squadra Mobile di Rimini. Il sostituto procuratore Davide Ercolani ha aperto un fascicolo per verificare l’ipotesi di un’interruzione effettuata in violazione della legge.
La magistratura ha disposto una perquisizione e l’acquisizione del feto, da conservare per gli approfondimenti medico-legali. Un elemento centrale sarà la determinazione dell’esatta età gestazionale al momento dell’aborto.
Gli investigatori dovranno inoltre stabilire se la 33enne abbia agito da sola oppure se altre persone abbiano avuto un ruolo nell’interruzione della gravidanza. Anche l’eventuale coinvolgimento della madre dovrà essere chiarito: l’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a un accertamento di responsabilità penale.
La legge 194 e le condizioni per l’aborto dopo i 90 giorni
La legge 194 del 1978 consente l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni secondo le condizioni e le procedure previste. Oltre questo termine l’aborto non è automaticamente vietato, ma è consentito soltanto in circostanze specifiche.
L’articolo 6 prevede la possibilità di interrompere la gravidanza quando questa o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna. Lo consente anche quando siano accertati processi patologici, comprese rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. L’articolo 19 disciplina le conseguenze penali delle interruzioni effettuate in violazione delle disposizioni.
L’aborto farmacologico eseguito secondo protocolli sanitari riconosciuti va distinto dall’assunzione autonoma di medicinali senza un’adeguata valutazione clinica. Tra le possibili complicazioni figurano emorragie, infezioni e interruzioni incomplete, che possono richiedere cure urgenti.
Nel caso della 33enne, gli accertamenti medico-legali dovranno stabilire a quante settimane fosse arrivata la gravidanza; l’inchiesta dovrà verificare anche se ricorressero le condizioni previste dalla normativa per l’interruzione oltre i 90 giorni.
