Il numero dei fermati in Francia durante le manifestazioni del fine settimana è salito a 779, nell’ambito delle proteste contro il carovita, le disuguaglianze sociali e le condizioni del sistema scolastico.
In tarda serata di sabato non si sono registrati nuovi episodi di particolare gravità, precisano le autorità; la giornata, però, aveva già visto diversi scontri, con il baricentro degli incidenti a Parigi.
Scontri e molotov a Parigi
Nella capitale, il corteo principale si è mosso lungo l’asse tra Porte de Bagnolet e Porte de Charenton, un itinerario periferico indicato dalle autorità per evitare il centro cittadino. La marcia è partita in modo ordinato.
Da lì in poi, piccoli gruppi di cosiddetti casseurs hanno innescato i disordini: sono stati incendiati cassonetti e arredi urbani, mentre contro la polizia sono volati oggetti e bottiglie molotov. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha denunciato la gravità delle violenze e ha riferito di un attacco a un agente, ipotizzando il reato di tentato omicidio.
Il quadro non si è limitato alla capitale. A Lione, Tolosa, Marsiglia e Nantes le forze dell’ordine hanno fatto ricorso ai lacrimogeni e, in alcune situazioni, agli idranti per disperdere i gruppi coinvolti negli scontri. Più tardi nella giornata, le prefetture locali hanno parlato di tensioni episodiche e di interventi mirati per contenere i danneggiamenti.
320Mila secondo l’Interno, cifre contestate dai promotori
La mobilitazione di sabato 31 ottobre ha segnato la terza grande giornata nazionale di protesta di queste settimane. Il ministero dell’Interno stima 320mila partecipanti in tutta la Francia, con circa 70mila persone a Parigi.
Si tratta di numeri inferiori rispetto ai precedenti appuntamenti: 410mila il 24 ottobre e 550mila il 17 ottobre, sempre secondo i conteggi ufficiali. Su questo punto, le organizzazioni sindacali e studentesche propongono un quadro diverso: quasi 500mila manifestanti a livello nazionale e circa 200mila nella capitale.
In piazza si sono ritrovati studenti, lavoratori, sindacati e anche esponenti del movimento dei gilet gialli. Il tratto comune è la protesta contro l’aumento del costo della vita e la richiesta di maggiori risorse per i servizi pubblici.
Le ragioni della mobilitazione
L’ondata attuale è partita dalle scuole: studenti e docenti hanno messo al centro le condizioni degli istituti, tra infrastrutture e risorse. Di qui l’allargamento della piattaforma a temi economici e sociali più ampi, con l’inflazione e i salari come leve della protesta.
Al centro delle rivendicazioni restano il costo della vita, i finanziamenti all’istruzione, la qualità dei servizi pubblici e le politiche del governo francese. Già a ottobre le tensioni negli istituti si erano intensificate, con scontri in varie città e numerosi feriti segnalati dalle autorità sanitarie.
Il coinvolgimento di lavoratori e sigle sindacali ha trasformato la campagna studentesca in una mobilitazione più estesa, capace di tenere insieme rivendicazioni settoriali e richieste trasversali.
Le prossime tappe annunciate
Nonostante il calo dei partecipanti rispetto alle settimane precedenti, il fronte della protesta non si ferma. Le organizzazioni studentesche hanno annunciato nuove giornate di sciopero per martedì 3 e giovedì 5 novembre, con l’ipotesi di blocchi in licei e università.
Il governo francese si trova a gestire un’agenda che intreccia richieste sociali ed economiche, mentre le autorità di pubblica sicurezza puntano a prevenire nuovi episodi di violenza durante le manifestazioni. Il bilancio aggiornato di 779 fermi dà la misura dell’ampiezza degli interventi sul territorio; non è stato però comunicato quante persone siano state rilasciate o sottoposte a provvedimenti giudiziari.
