Una nave con 29mila tonnellate di cereali è partita nei giorni scorsi dal porto artico russo di Murmansk verso il Nord Africa. Il carico ha percorso migliaia di chilometri dalle aree agricole della Russia, tradizionalmente collegate agli scali del Mar Nero. La guerra in Ucraina sta rendendo più difficili quei collegamenti, spingendo Mosca a sperimentare percorsi alternativi.
La Russia è il principale esportatore mondiale di grano. Dall’estate, gli attacchi ucraini con droni contro infrastrutture portuali e navi hanno contribuito a rallentare le spedizioni, aumentando i rischi per gli operatori e i costi del trasporto.
Le esportazioni diminuiscono nonostante il raccolto
Le spedizioni di grano russo sono diminuite del 38% tra luglio e settembre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo la società ferroviaria Rusagrotrans, nonostante un raccolto più abbondante. A pesare sono soprattutto i maggiori costi di trasporto: secondo Fastmarkets, da metà luglio le tariffe su alcune rotte del Mar Nero sono più che raddoppiate.
Arkady Zlochevsky, presidente dell’Unione russa del grano, ha spiegato che l’ostacolo non è soltanto trovare nuove vie, ma sostenere le spese aggiuntive rispetto ai collegamenti attraverso il Mar d’Azov e il Mar Nero. Le rotte più lunghe e complesse impongono costi agli esportatori, agli importatori o agli altri operatori della filiera.
Gli esportatori valutano anche percorsi attraverso il Don, il canale Volga-Don e il Mar Caspio per raggiungere mercati come quello iraniano. In altri casi, i cereali vengono trasferiti dai treni alle navi in contenitori, anche nei porti senza impianti specifici per caricarne grandi quantità. Sono soluzioni più costose e con capacità limitate, insufficienti a sostituire completamente gli scali meridionali.
Le alternative ucraine e i corridoi marittimi
Anche l’Ucraina incontra difficoltà nell’esportazione dei prodotti agricoli. I collegamenti sul Danubio e quelli ferroviari e stradali verso i Paesi dell’Unione europea consentono di trasportare soltanto una parte dei volumi normalmente destinati all’estero.
Secondo il ministro dell’Agricoltura ucraino Taras Vysotskyi, le alternative logistiche hanno aggiunto almeno 50 dollari per tonnellata di cereali, arrivando in alcuni casi ad azzerare i margini dei produttori.
I tentativi diplomatici per garantire corridoi marittimi sicuri non hanno finora trovato una soluzione. La Turchia, già protagonista dell’accordo sul grano del Mar Nero nel 2022, ha proposto percorsi separati per le navi russe e ucraine, ma Vladimir Putin ha respinto l’ipotesi.
Le possibili conseguenze sui prezzi in Italia
Le difficoltà commerciali potrebbero ripercuotersi sul mercato internazionale dei cereali e, indirettamente, sui prezzi alimentari europei, se i rincari logistici si trasferissero lungo la filiera. Per pane e pasta in Italia, però, l’aumento non è automatico: il prezzo finale dipende anche dall’energia, dalla lavorazione industriale, dal trasporto e dalla distribuzione, oltre che dalle materie prime.
Il grano tenero, usato prevalentemente per il pane, e quello duro destinato alla pasta seguono mercati in parte differenti: i rincari delle esportazioni russe non implicano aumenti proporzionali per entrambi. Le pressioni potrebbero crescere se le difficoltà nel Mar Nero e gli elevati costi delle spedizioni persistessero.
Le quotazioni globali del grano hanno recentemente raggiunto i massimi degli ultimi tre anni, prima di diminuire parzialmente. I costi logistici restano elevati e continuano a pesare sulle aziende agricole e sugli operatori commerciali.
