Quasi 7mila posti in meno nella scuola pubblica italiana. È uno degli interventi previsti dalla bozza della Manovra 2027, che introduce una nuova riduzione degli organici a partire dall’anno scolastico 2027/2028. Nel dettaglio, il provvedimento contempla il taglio di 4.925 posti per i docenti e di 2.049 unità per il personale ATA, per un totale di 6.974 posizioni.
La misura ha già aperto un confronto con le organizzazioni sindacali, che contestano la scelta di ridurre il personale in un sistema scolastico alle prese con difficoltà organizzative, carenze di risorse e nuove esigenze educative. Il governo, intanto, conferma il contributo economico per le famiglie che scelgono gli istituti paritari.
Manovra 2027, quanti posti saranno tagliati nella scuola
La riduzione degli organici è contenuta nell’articolo 66 del disegno di legge di Bilancio. La norma prevede, dal 2027/2028, una diminuzione di 4.925 posti nell’organico dell’autonomia dei docenti e di 2.049 posti destinati al personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
I nuovi tagli si aggiungono a quelli già stabiliti dalla legge di Bilancio 2025, che aveva previsto una riduzione di 5.660 posti per gli insegnanti e di 2.174 per il personale ATA.
Non sono ancora definiti nel dettaglio i criteri con cui le riduzioni saranno distribuite tra regioni, istituti, ordini scolastici e profili professionali. Un elemento che alimenta le preoccupazioni dei sindacati, soprattutto per le possibili ricadute sulla continuità didattica, sul sostegno agli studenti con disabilità e sull’organizzazione quotidiana delle scuole.
Turnover al 75%: cosa cambia per insegnanti e personale ATA
Un altro punto della Manovra riguarda il ricambio del personale nella pubblica amministrazione. Per il 2027 la capacità assunzionale di alcune amministrazioni statali sarà limitata al 75%, con il ritorno al 100% previsto dal 2028.
La misura, tuttavia, non si applicherebbe direttamente alle assunzioni del comparto scuola, che continuerebbe a seguire la normativa specifica in materia di reclutamento. La riduzione degli organici prevista dall’articolo 66 rappresenta invece un intervento distinto e riguarda direttamente docenti e personale ATA.
La differenza è importante: il taglio dei posti non coincide automaticamente con una riduzione del 25% delle assunzioni degli insegnanti, ma può comunque incidere sulle disponibilità di organico e sulle opportunità di ingresso nel sistema scolastico.
La protesta dei sindacati: “Non si investe nell’istruzione”
Le organizzazioni sindacali hanno contestato la scelta del governo. La segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha definito inaccettabile la riduzione del personale, sostenendo che la scuola abbia bisogno di maggiori risorse e continuità educativa, non di ulteriori tagli.
Secondo il sindacato, il calo demografico dovrebbe essere affrontato come un’occasione per migliorare la qualità dell’insegnamento e ridurre il numero di studenti per classe, anziché diventare una giustificazione per ridimensionare gli organici.
Anche l’Anief ha espresso contrarietà. Il presidente nazionale Marcello Pacifico ha chiesto maggiore trasparenza sui criteri di distribuzione dei tagli e ha sollecitato l’esclusione dei posti di sostegno, considerati fondamentali per garantire il diritto all’inclusione scolastica.
La Cisl Scuola ha inoltre avvertito che, in assenza di modifiche durante l’iter parlamentare, potrebbe avviare iniziative di mobilitazione.
Bonus da 1.500 euro per le scuole paritarie: confermati 20 milioni
Mentre il personale della scuola statale è interessato dalle nuove riduzioni, la Manovra conferma il contributo per le famiglie che scelgono le scuole paritarie.
Il bonus può arrivare fino a 1.500 euro ed è destinato ai nuclei familiari con un Isee non superiore a 30mila euro. Il beneficio riguarda le iscrizioni alle scuole secondarie di primo grado e al primo biennio delle scuole secondarie di secondo grado paritarie.
Per il 2027 sono previsti 20 milioni di euro, lo stesso stanziamento dell’anno precedente. Il contributo può essere cumulato con eventuali agevolazioni regionali, nel rispetto dei limiti previsti.
La conferma del bonus, insieme alla riduzione degli organici nella scuola statale, ha riacceso il confronto sulle priorità della spesa pubblica destinata all’istruzione.
La Manovra deve ancora passare dal Parlamento
Le misure fanno parte del disegno di legge di Bilancio 2027-2029, che dovrà affrontare l’esame parlamentare prima dell’approvazione definitiva. Durante questo percorso il testo potrà essere modificato attraverso emendamenti.
Il confronto si preannuncia particolarmente delicato per il mondo della scuola. Da una parte il governo punta a contenere la spesa pubblica e a riorganizzare gli organici anche alla luce del calo demografico; dall’altra i sindacati chiedono investimenti, stabilità del personale e maggiori risorse per affrontare le nuove esigenze educative.
La questione non riguarda soltanto il numero di insegnanti e lavoratori ATA, ma il modello di scuola che si intende costruire nei prossimi anni.
