Un furto di criptovalute ha colpito Binance, che giovedì sera ha indicato in circa 6,3 miliardi di dollari le somme coinvolte. Secondo la società statunitense di analisi delle transazioni su blockchain TRM, dietro l’operazione ci sarebbe un’unità di pirati informatici della Corea del Nord.
In una pubblicazione sul proprio sito giovedì, TRM ha attribuito l’attacco a TraderTraitor, descritta come un’unità d’élite nordcoreana: “Formuliamo questa valutazione con un alto grado di fiducia”. La società ha ricostruito il trasferimento: “Un aggressore ha spostato circa 6,36 miliardi di dollari dai portafogli di Binance su dieci blockchain, la maggior parte in circa 20 minuti”. Per TRM, sarebbe il maggiore furto di criptovalute mai registrato.
Anche Jonathan Levin, cofondatore e amministratore delegato della società di analisi Chainalysis, ha scritto su X che l’attacco sarebbe stato “probabilmente compiuto dal gruppo TraderTraitor della RPDC”, sigla della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nome ufficiale della Corea del Nord.
Caso Binance, le somme congelate e la copertura delle perdite
La piattaforma, il maggiore mercato di scambio di criptovalute al mondo, ha lavorato con i propri collaboratori nel settore blockchain per bloccare i beni interessati: sono stati congelati circa 3 miliardi di dollari. I depositi e i prelievi sono stati temporaneamente sospesi fino al completamento delle verifiche di sicurezza.
Giovedì Binance si è impegnata a coprire le perdite del presunto attacco. Il fondatore Changpeng Zhao, noto anche come CZ, ha scritto su X: “I fondi degli utenti sono al sicuro!”, precisando però che il furto “sembra proprio un attacco informatico a Binance”. Pur non gestendo più la società, ha aggiunto: “Come azionista, mi aspetto che tutti i fondi degli utenti siano interamente coperti”.
Zhao ha fondato la piattaforma nel 2017. Nel 2023 si è dichiarato colpevole di un reato legato alla mancata prevenzione del riciclaggio sulla piattaforma e ha lasciato l’incarico di amministratore delegato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump gli ha concesso la grazia nel 2025.
Il precedente di Bybit e le attività nordcoreane
Nel febbraio dello scorso anno, un attacco a Bybit aveva provocato una perdita di 1,5 miliardi di dollari. L’FBI ne aveva attribuito la responsabilità alla Corea del Nord e a TraderTraitor. “Diverse caratteristiche di questo attacco corrispondono a precedenti furti collegati alla Corea del Nord, compreso quello a Bybit”, ha osservato TRM.
Per gli esperti, i furti di criptovalute e altre attività informatiche illecite procurano valuta estera al paese, sostenendone l’economia in difficoltà e finanziandone il programma nucleare a fronte delle severe sanzioni delle Nazioni Unite.
Nel dicembre 2022, i servizi segreti della Corea del Sud avevano stimato in 1.500 miliardi di won, pari a 1,1 miliardi di dollari, le criptovalute e le altre attività virtuali rubate dai pirati nordcoreani nei cinque anni precedenti: oltre la metà nel solo 2022. La capacità nordcoreana di sottrarre beni digitali era considerata tra le migliori al mondo.
Le verifiche sugli accessi ai portafogli
Per Kok Tin Gan, cofondatore e amministratore delegato della società di sicurezza informatica NyxLab, l’episodio solleva interrogativi sull’assenza di controlli di approvazione più robusti: “Sembra una singola firma che ha fornito all’aggressore una credenziale di accesso completo e senza scadenza a un portafoglio di Binance connesso a Internet”. Questi portafogli conservano digitalmente le chiavi private degli utenti, ossia le autorizzazioni uniche.
Interpellato sui possibili legami nordcoreani, un portavoce di Binance ha dichiarato che l’azienda sta “lavorando a stretto contatto con le forze dell’ordine per confermare l’identità dei criminali e assicurarli alla giustizia”. Su X la società ha precisato di non avere “trovato prove di alcuna fuga di chiavi private dei portafogli” e pubblicherà altri dettagli tecnici al termine dell’indagine.
