“La guerra non la vogliamo pagare”. È lo slogan degli studenti scesi in piazza oggi a Roma in occasione dello sciopero generale, al fianco dei lavoratori e dei portuali che protestano contro il traffico di armi. Una mobilitazione che arriva dopo giorni di agitazione negli atenei della Capitale: negli ultimi due giorni è stata occupata la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza, mentre alcuni studenti hanno trascorso la notte in tenda nella sede di Filosofia di Villa Mirafiori. Occupato anche il Dams di Roma Tre.
“Facciamo parte di una generazione che sta alzando la testa in tutta Europa”, afferma uno studente, che contesta le politiche del governo sul riarmo a fronte dei tagli al diritto allo studio, alla sanità e all’istruzione. Tra le richieste degli universitari ci sono maggiori investimenti nell’università pubblica, il contrasto al caro-affitti e al costo dei materiali didattici. “L’università deve avere una funzione emancipatrice, servono investimenti”, sottolinea. Gli studenti denunciano inoltre le condizioni degli edifici universitari, con aule fatiscenti, e il peso delle spese che rendono sempre più difficile proseguire gli studi.
Alla mobilitazione si unisce anche la campagna “La Conoscenza non marcia”, che sostiene una petizione presentata alla Camera per chiedere, tra le altre misure, un divieto dei rapporti tra scuola, università, Difesa e industria militare. “Il riarmo finirà per coinvolgere anche l’università, violandone l’autonomia”, spiega un docente, che richiama anche la necessità di tutelare la libertà della ricerca e della didattica.
Nel suo intervento, il docente esprime preoccupazione per la crescente presenza del mondo militare negli atenei e per le possibili conseguenze della militarizzazione sugli spazi di libertà e di critica. In particolare, richiama il documento sulla guerra ibrida del ministro della Difesa Guido Crosetto, contestando l’accostamento tra le critiche alle istituzioni sovranazionali e l’azione di soggetti considerati ostili. “Il problema della militarizzazione porta con sé la costruzione di una rigida opposizione amico-nemico: nel clima bellico o stai con me o stai contro di me”, conclude.