La proposta di legge di iniziativa popolare per estendere l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a tutte le donne ha superato le cinquantamila firme necessarie per il deposito in Parlamento. Le sottoscrizioni saranno depositate a metà novembre. Il testo chiede di includere anche le donne single o in coppie di donne.
La Pma per tutte supera la soglia per il deposito in Parlamento della proposta di legge
La raccolta, iniziata lo scorso 11 giugno, si è svolta online e su carta, accompagnata dalla campagna Pma per tutte, promossa dall’associazione Luca Coscioni. La mobilitazione ha coinvolto oltre 50 associazioni e oltre 800 volontari, impegnati con tavoli di raccolta in 30 città. I videoappelli hanno raggiunto due milioni di visualizzazioni.
Per Francesca Re, coordinatrice della campagna, le adesioni sostengono «un diritto che oggi molte donne sono costrette a esercitare all’estero». La raccolta non si ferma al raggiungimento della soglia: «Continuiamo a raccogliere firme e a partecipare alla mobilitazione nelle città italiane fino al 31 ottobre», ha dichiarato Re.
La richiesta di un esame parlamentare
Il confronto sulla proposta è la richiesta rivolta al Parlamento dalla segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo. Il precedente richiamato è quello della legge 40 e del ruolo svolto dai ricorsi giudiziari: «La storia della legge 40 dimostra che i diritti sono avanzati grazie a chi ha avuto il coraggio di rivolgersi ai tribunali e alla Corte costituzionale. Ora chiediamo al Parlamento di fare la propria parte. Dopo il deposito, dovrà confrontarsi con questa proposta, discuterla e pronunciarsi nel merito».
La mobilitazione proseguirà anche dopo la consegna delle firme. «L’iniziativa legislativa popolare è un diritto costituzionale, non una formalità da archiviare. Continueremo a mobilitarci anche dopo il deposito, perché questa battaglia riguarda la libertà di scelta, l’uguaglianza e la qualità della nostra democrazia. Ora il Parlamento discuta la proposta e si assuma la responsabilità di decidere. Perché i diritti non possono restare in attesa della politica», ha dichiarato Gallo.
