“Mi è capitata una visita in un istituto dove vivevano realmente nella spazzatura. Non è una metafora la mia: non gli avevano dato un secchio della spazzatura e una scopa per pulire e quindi questi ragazzini ammucchiavano la polvere che si creava con le mani al centro della stanza”. Così Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone, descrivendo le condizioni negli istituti penali per minorenni. “Non voglio generalizzare, perché il sistema italiano è molto a macchia di leopardo. Però noi abbiamo trovato intere sezioni di minorenni chiuse in cella dalla mattina alla sera”, ha aggiunto. Marietti ha poi denunciato il ricorso ai farmaci: “C’è un uso smodato degli psicofarmaci in carcere, che vengono usati come strumento di neutralizzazione. Pensiamo ai minori stranieri non accompagnati, che sono quasi la metà dei ragazzi in carcere. Sono ragazzini pluritraumatizzati, hanno vissuto viaggi tragici, hanno vissuto anni per strada, perché lì li abbiamo lasciati stare, perché in Italia mancano circa undicimila posti di accoglienza”. “È un circolo: alla crisi di escandescenza si risponde con lo psicofarmaco e con l’isolamento, due strumenti di neutralizzazione. Quindi non ci interessa il recupero di questi ragazzi, ma ci interessa la loro neutralizzazione”, ha proseguito. Secondo la coordinatrice di Antigone, gli istituti avrebbero smarrito la funzione rieducativa: “Sembra quasi che abbiano interiorizzato un mandato sociale opposto, ovvero: teneteveli lì il più a lungo possibile. Noi ne abbiamo visti tantissimi di ragazzini che entravano magari con un furto e poi, dopo sei mesi, avevano quattro reati”. Marietti ha infine criticato il clima politico sulla giustizia minorile: “C’è l’idea che la risposta debba essere inflessibile, perché questi ragazzini sono dei criminali e vanno sostanzialmente trattati come trattiamo gli adulti. Questa assimilazione della giustizia minorile a quella degli adulti tende a cancellarne le specificità”.