Alessandro Impagnatiello aveva premeditato il femminicidio di Giulia Tramontano, la compagna incinta al settimo mese uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d’assise d’appello di Milano, che lunedì 26 ottobre, dopo due ore di camera di consiglio, hanno riconosciuto l’aggravante, accogliendo la richiesta della Procura generale. Per l’ex barman sono stati disposti anche tre mesi di isolamento diurno, mentre resta confermata la condanna all’ergastolo.
In aula erano presenti la madre della vittima, Loredana Femiano, e i fratelli Chiara e Mario Tramontano, rappresentati dall’avvocato Nicodemo Gentile. Davanti a loro, in prima fila, sedeva Impagnatiello, affiancato dalla propria legale.
Giulia Tramontano, perché è stata riconosciuta la premeditazione
Al centro del processo d’appello bis c’era proprio l’aggravante, inizialmente riconosciuta in primo grado ma esclusa dalla Corte d’appello nel giugno 2025. Tra gli elementi al centro del nuovo giudizio c’è anche il veleno per topi che Impagnatiello aveva somministrato di nascosto a Giulia durante la gravidanza. Già nel dicembre 2022, sei mesi prima del femminicidio, l’uomo aveva iniziato a cercare online informazioni sulle sostanze tossiche. Il 7 gennaio 2023 aveva digitato domande come “Quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona?” e “Veleni inodori e insapori”.
Secondo quanto evidenziato dalla Cassazione, Impagnatiello aveva inoltre aumentato le somministrazioni nell’ultimo mese e mezzo prima dell’omicidio. Elementi che, secondo l’accusa, dimostravano come la volontà di uccidere Giulia fosse maturata diversi mesi prima del 27 maggio 2023.
“Non servirà a far tornare in vita Giulia, ma mette in ordine le cose“, ha dichiarato in aula la sostituta procuratrice generale Maria Pia Gualtieri, chiedendo il riconoscimento dell’aggravante della premeditazione.
“Ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e non l’ha fatto”
“Deve venire fuori la massima intensità del dolo che ha animato l’imputato”, ha aggiunto, sottolineando che Impagnatiello “ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e non lo ha fatto”.
Secondo la magistrata, il riconoscimento della premeditazione permette di restituire il significato delle azioni compiute dall’imputato e della sua “brutale personalità”.
Di diverso avviso la difesa, rappresentata dall’avvocata Giulia Geradini, che ha chiesto ai giudici di attenersi “alle risultanze probatorie, senza giungere a conclusioni sulla base di illazioni e congetture”.
La sorella di Giulia Tramontano: “Io il mio ergastolo lo sconto tutti i giorni”
Prima della sentenza, Chiara Tramontano ha espresso la propria indignazione per la presenza dell’imputato in aula, seduto accanto alla sua avvocata senza manette. “Trovo beffardo e assolutamente spregevole dover entrare in un’aula di tribunale e trovarmi di spalle l’uomo che ha ucciso mia sorella e mia nipote“, ha dichiarato.
“Io rappresento una donna morta, che non ha voce. E siccome mia sorella non ha voce e non ha diritti, preferirei che in un’aula di tribunale non ne venissero riconosciuti neanche alla persona che ha messo fine alla sua vita“, ha aggiunto, chiedendo maggiore attenzione nei confronti dei familiari delle vittime.
“Io il mio ergastolo lo sconto tutti i giorni e nessuno mi concede un’eccessiva o un’ulteriore libertà“, ha concluso.
La decisione dei giudici riconosce un elemento centrale nella ricostruzione del femminicidio, ovvero che la volontà di uccidere Giulia Tramontano era stata maturata prima della sera del 27 maggio 2023.
