Sono stati depositati ricorsi in 25 tribunali italiani contro la nuova legge elettorale, soprannominata “Melonellum“, approvata definitivamente dalla Camera l’8 ottobre 2026 ed entrata in vigore il 24 ottobre. L’iniziativa è stata promossa dalla Rete per un voto libero e uguale, composta da costituzionalisti, avvocati e rappresentanti della società civile, con l’obiettivo di sottoporre la riforma al giudizio della Corte costituzionale prima delle prossime elezioni politiche.
Legge elettorale, i sei punti contestati nei ricorsi
Al centro dei ricorsi ci sono sei possibili profili di incostituzionalità. Tra questi, il premio di maggioranza, le modalità di assegnazione dei seggi, le norme sull’alternanza di genere, il numero di firme richieste per presentare le liste e l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio.
Un’ulteriore contestazione riguarda il sistema di attribuzione dei seggi al Senato, che secondo i promotori potrebbe entrare in contrasto con il principio costituzionale dell’elezione su base regionale.
L’iniziativa, coordinata tra gli altri dai costituzionalisti Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, mira a ottenere una pronuncia della Consulta prima delle prossime elezioni. I tribunali dovranno ora valutare se sussistano i presupposti per sollevare una questione di legittimità costituzionale.
