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Manifestazioni studentesche, la Preside Carfora non molla: “Fermiamoci, abbracciamo questi ragazzi, ma chi sbaglia deve ripercorrere i propri passi”.

"Sorpresa" tra i suoi studenti per aiutarli a pensare: la Preside Eugenia Carfora parla del ruolo della scuola e degli adulti di fronte al disagio dei giovani. "No alla rassegnazione, serve un dialogo costruttivo. E ai ragazzi dico: il futuro non si azzanna".

24 Ottobre 2026
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Primo piano della Preside Eugenia Carfora

Eugenia Carfora, Preside di Caivano | Credits Facebook

Carmela Cassese di Carmela Cassese

Giornalista. Amo raccontare le storie che mettono al centro le persone, con un occhio sempre attento alla TV e al mondo dello spettacolo.

In queste ore le proteste degli studenti contro il caro vita e per la tutela del proprio futuro stanno attraversando l’intera Italia, interessando da vicino anche Caivano. Sui social, e in particolare su TikTok, è apparso un video pubblicato autonomamente da alcuni studenti dell’Istituto Morano: il filmato riprende la preside Eugenia Carfora a colloquio con i suoi ragazzi fuori da scuola, mentre li invita alla riflessione e al rispetto del bene comune.

In vista delle manifestazioni in programma oggi in tante città italiane, abbiamo raccolto la sua voce e la sua testimonianza, che tracciano un quadro accorato sul ruolo della scuola e della famiglia in questo momento così delicato. “Ho semplicemente fatto ciò che sentivo. Un educatore non deve mai smettere di pensare ai ragazzi e di aiutarli a crescere. L’adulto si deve far coinvolgere sempre, ma non si deve mai far travolgere. Questi sono momenti complessi perché, purtroppo, i canali informali, i media e le tecnologie veicolano spesso messaggi non corretti. La cosa più importante da fare oggi, e lo dico con tutto il cuore prima da madre e poi da preside, è farli riflettere ed evitare che si facciano strumentalizzare. Se qualcuno ha registrato il mio incontro con i ragazzi, lo ha fatto in modo autonomo. Io sono qui a ribadire che per me loro sono persone preziose, perché i giovani vanno ascoltati.  Sono però del parere che qualsiasi manifestazione debba essere fatta con correttezza. Per me le regole sono la luce. Se i ragazzi vogliono portare avanti il loro pensiero (e spesso hanno idee fantastiche), devono farlo con educazione, altrimenti quelle idee non arrivano all’interlocutore. Ai miei studenti ho raccomandato nel modo più naturale possibile che non si deve rompere nulla. Ciò che ci circonda è troppo prezioso ed è stato costruito con i sacrifici di qualcun altro: bisogna utilizzare soltanto la parola“.

L’appello della Preside di Caivano: “Lavoriamo sui dettagli”

Un richiamo forte alla responsabilità, che si fa ancora più netto quando lo sguardo si sposta sui fatti di cronaca più recenti (disordini di Milano) e sulla tentazione di cedere alla resa: “Io non mi rassegno. Rassegnarsi significa banalizzare un gesto o farci sopra una risata, compiendo un vero e proprio “omicidio”. Non dobbiamo banalizzare nulla, dobbiamo lavorare sui dettagli e saper riconoscere i nostri ragazzi. C’è una responsabilità collettiva enorme quando nei giovani si accumula tanta rabbia e c’è sempre qualcuno che fa finta di niente. Dobbiamo prenderci cura di tutto ed essere sempre pronti con un piano B: se il primo tentativo non porta al risultato, bisogna fissarne subito un secondo. Da madre posso solo dire: fermiamoci, abbracciamo questi ragazzi, ma chi sbaglia deve ripercorrere i propri passi”.

“Adesso bisogna essere utili e non smettere di ascoltarli, perché con il dialogo si può tirare fuori un’idea straordinaria. È il momento in cui la comunità educativa deve mettere in campo la forza del dialogo costruttivo. Non posso assolutamente accettare che si devasti: la devastazione non è segno di nulla e quella rabbia andava letta prima. In questo momento gli adulti devono avere il coraggio di stringere a sé questi ragazzi che a volte perdono il controllo e la capacità di “gestire il proprio corpo”, restituendo un’immagine devastante di se stessi.  Insegnare a scuola a parlare uno alla volta e a confrontarsi aiuta ad arrivare prima a un’idea fantastica e a una vita migliore”.

È la sintesi di chi la scuola la vive ogni giorno sulla propria pelle, e che agli studenti come agli adulti lascia un’ultima, chiarissima indicazione sul senso del futuro: “La protesta corretta è una gioia immensa e qualcosa di speciale, ma dobbiamo essere capaci di tirare fuori i veri pensieri dei ragazzi. Noi adulti dobbiamo esserci mai come adesso: attenti, silenti ma presenti. L’adulto deve fare l’adulto, lo studente lo studente, il ragazzo il ragazzo. Quello che ci circonda non si tocca: si parla con la bocca, non si azzanna”.

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