In Italia è migliorato il rispetto dei tempi massimi per le prestazioni sanitarie nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: per le prime visite la quota è salita dal 76,9% al 78,6%, per gli esami diagnostici dall’83,3% all’85%. I dati del bollettino periodico di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, indicano però differenze ancora marcate tra le prestazioni e tra le Regioni.
Liste di attesa Agenas: dermatologia e colonscopia restano critiche
Le visite dermatologiche/allergologiche restano le prime visite con la percentuale più bassa di rispetto delle scadenze, nonostante il recupero dal 65,8% al 69,9%. Seguono, tra le prestazioni più difficili da ottenere nei tempi previsti, le visite oculistiche, al 73,2%, e quelle gastroenterologiche, al 73,4%.
All’estremo opposto si collocano le visite oncologiche, con il 95,3% di rispetto dei tempi. Seguono quelle otorinolaringoiatriche, all’83,7%, e quelle ginecologiche, all’83,4%.
Tra gli esami diagnostici, la colonscopia passa dal 62,8% al 69,3%, ma nel 30% dei casi supera ancora ampiamente i termini previsti. Le altre prestazioni con le percentuali più basse sono l’elettromiografia, al 71,9%, e l’esofagogastroduodenoscopia, che migliora dal 68,6% al 72,6%. L’ecografia della mammella sale invece dal 78,3% all’82%.
I risultati migliori riguardano le Tc osteomuscolari, eseguite entro i tempi nel 95,3% dei casi, seguite dalle Tc cranio-encefalo, al 95,2%, e dalle Tc addome, al 93,6%.
Crescono le prenotazioni, diminuiscono quelle oltre i termini
Le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con un incremento di oltre il 10%. La crescita riguarda sia le prime visite specialistiche, da 11,3 a 12,3 milioni, pari al +8,3%, sia gli esami diagnostici, da 8,4 a 9,5 milioni, con un aumento del 13,3%.
Le prime visite prenotate entro i tempi previsti sono salite da 8,7 a 9,6 milioni, con circa 935 mila prestazioni aggiuntive. Gli esami diagnostici nei termini sono passati da 7 a 8,1 milioni, circa 1,1 milioni in più. Complessivamente, Agenas registra oltre 2 milioni di prenotazioni aggiuntive entro i tempi di garanzia.
Le prenotazioni oltre i termini sono diminuite sia in valore assoluto sia come incidenza sul totale. Per le prime visite sono scese da 2,14 a 2,11 milioni, dal 18,9% al 17,2%; per gli esami diagnostici da 1,089 a 1,084 milioni, dal 12,9% all’11,4%.
Il miglioramento interessa anche le prestazioni urgenti, da garantire entro tre giorni: il rispetto dei tempi sale dal 78,8% all’81,7% per le prime visite e dal 74,2% al 77,3% per gli esami diagnostici. Nella classe Breve, entro 10 giorni, le percentuali aumentano rispettivamente dal 78,2% all’80,6% e dal 76,5% al 78,2%. Per le prestazioni differibili il progresso è dal 70,7% al 73,4% per le visite e dall’83,4% all’85,5% per gli esami.
Le differenze regionali e il peso delle prescrizioni programmabili
Le situazioni territoriali più critiche riguardano Umbria e Puglia, entrambe in miglioramento, e Sardegna. Per le prime visite, quattro regioni restano sotto il 70% di rispetto dei tempi: Friuli-Venezia Giulia al 67,8%, Sardegna al 64,3%, Umbria al 62,7% e Puglia al 55,3%. In questo gruppo soltanto la Sardegna peggiora, scendendo dal 68%.
Per gli esami diagnostici, le regioni sotto la stessa soglia sono tre: Valle d’Aosta al 69,7%, Umbria al 64,7% e Puglia al 63,4%.
Le percentuali più alte per le prime visite si registrano in Basilicata, al 99%, Marche, al 94,7%, Lazio, al 92,3%, e Veneto, al 90,5%. In alcuni casi, però, il risultato potrebbe dipendere da un numero eccessivo di prescrizioni programmabili a 120 giorni, in classe P, e quindi riflettere una criticità nell’appropriatezza prescrittiva.
Per gli esami diagnostici i risultati migliori sono quelli di Veneto, al 97%, Campania, al 95,8%, Basilicata, al 95,1%, Marche, al 92,5%, Lazio, al 90,7%, e Toscana, al 90%.
Il confronto con le Regioni sugli interventi mirati
La valutazione del direttore generale dell’Agenas, Angelo Tanese, accompagna i progressi registrati con il richiamo alle differenze territoriali: «I dati confermano un miglioramento diffuso, segno di un impegno significativo di tutto il Servizio Sanitario sul tema delle liste d’attesa». Anche se «permangono differenze territoriali, tutte le Regioni sono al lavoro con metodo e determinazione, e i risultati iniziano a vedersi», ha dichiarato.
Per Tanese, la Piattaforma nazionale è «uno strumento indispensabile per capire dove intervenire e valutare l’impatto delle misure adottate. Oggi non ci muoviamo più al buio, e rileviamo ampi margini di miglioramento che richiedono interventi mirati. Conoscere i numeri, però, non basta. Per questo stiamo portando avanti con ciascuna Regione un confronto sulle criticità e le azioni da intraprendere».
