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Sala sulle violenze a Milano: “Condanna totale, ma non si risolve tutto con la repressione”

Il sindaco condanna gli scontri e i saccheggi, ma chiede di distinguere le ragioni della protesta dalle azioni criminali. Dopo lo scontro con Piantedosi sulla gestione dell’ordine pubblico, Sala avverte: "Sto vedendo una situazione che in dieci anni non avevo mai visto".

20 Ottobre 2026
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Sala sulle violenze a Milano: "Condanna totale, ma non si risolve tutto con la repressione"

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Le violenze che hanno colpito Milano durante le manifestazioni contro il carovita, la crisi dei servizi pubblici e le difficoltà del sistema scolastico hanno aperto un confronto politico sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle cause del disagio giovanile. Il sindaco Giuseppe Sala ha condannato ripetutamente gli scontri, i saccheggi e gli attacchi alle forze dell’ordine, ma ha anche sollevato interrogativi sulla capacità di prevenire episodi di questo tipo e sulla necessità di comprendere un fenomeno che considera diverso dalle proteste violente del passato.

Le sue dichiarazioni si sono susseguite tra il 17 e il 20 ottobre, mentre nel centro cittadino si registravano nuovi danneggiamenti e cresceva la preoccupazione per possibili ulteriori disordini.

Le scorse dichiarazioni

Il 17 ottobre, dopo i primi scontri, Sala aveva distinto le motivazioni della mobilitazione dalle azioni di chi aveva trasformato il corteo in un episodio di guerriglia urbana. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, aveva dichiarato.

Il sindaco aveva inoltre invitato le forze politiche a evitare strumentalizzazioni: “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.

Una posizione ribadita il giorno successivo, quando nuovi episodi di violenza hanno interessato il centro di Milano. Sala ha parlato di “condanna totale” nei confronti di chi ha commesso azioni criminali, precisando che la richiesta di un maggiore dispiegamento di poliziotti non aveva intenti polemici, ma derivava dalla conoscenza della città.

Lo scontro con Piantedosi sul numero degli agenti

A far discutere è stata soprattutto la valutazione del sindaco sull’organizzazione dei servizi di sicurezza. Intervenendo a RTL 102.5 il 18 ottobre, Sala ha sostenuto che le forze disponibili non fossero adeguate alla situazione: nelle immagini degli scontri, ha spiegato, aveva visto “una quantità di protestanti estremamente violenti e uno sparuto gruppo di poliziotti”.

Il primo cittadino ha aggiunto di temere che il fenomeno fosse stato sottovalutato e ha espresso preoccupazione per la possibilità che episodi simili possano ripetersi.

Le sue parole hanno provocato la reazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha accusato il sindaco di spostare l’attenzione dalle responsabilità dei violenti alla gestione dell’ordine pubblico. Il ministro ha anche criticato quello che ha definito un riflesso della sinistra “radical chic”.

Sala ha risposto rivendicando il proprio impegno professionale e respingendo gli attacchi personali. Ha ricordato di aver già condannato fermamente gli scontri e ha invitato il governo a collaborare, evitando polemiche che rischiano di ostacolare il confronto istituzionale.

Il sindaco dichiara: “Una situazione che in dieci anni non avevo mai visto”

Nell’intervista a Sky TG24 del 18 ottobre, Sala ha insistito sulla natura del fenomeno. Secondo il sindaco, i gruppi responsabili delle violenze non sarebbero facilmente riconducibili alle forme di antagonismo già conosciute, come quelle anarchiche o dei black bloc.

“Bisogna capire che cosa sta succedendo, perché non è una protesta violenta come quella a cui siamo stati abituati”, ha dichiarato, sottolineando che alcune frange prendono spunto da quanto accade a livello internazionale e rischiano di confondere, agli occhi dell’opinione pubblica, le rivendicazioni degli studenti con le azioni di chi pratica la violenza.

Sala ha chiesto quindi un lavoro di intelligence e una maggiore capacità di prevenzione. “Sto vedendo una situazione che in dieci anni non avevo mai visto”, ha affermato, invitando a mettere da parte la ricerca del consenso elettorale per affrontare il problema.

La visita ai negozi danneggiati e l’allarme per i prossimi cortei

Il 19 ottobre il sindaco ha visitato alcuni esercizi commerciali devastati durante il fine settimana, accompagnato dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. Ha incontrato i negozianti e i lavoratori colpiti dagli episodi di violenza, esprimendo solidarietà e vicinanza.

In una nota ufficiale ha definito inaccettabili e ingiustificabili le azioni contro le forze dell’ordine, gli spazi pubblici e le attività commerciali. Ha inoltre avvertito che le tensioni potrebbero non essere finite, non soltanto a Milano, ma anche in altre città.

Il 20 ottobre, secondo quanto riportato da la Repubblica, Sala ha ribadito la propria preoccupazione in vista delle prossime manifestazioni, sostenendo che il problema non possa essere affrontato esclusivamente attraverso la repressione. Il sindaco è atteso al Comitato per l’ordine e la sicurezza insieme al ministro Piantedosi e al capo della Polizia Vittorio Pisani.

Il confronto si inserisce in una fase delicata, nella quale il governo sta valutando nuove misure per la sicurezza dopo i disordini. Per Sala, la priorità resta duplice: garantire che chi commette violenze risponda delle proprie azioni e, allo stesso tempo, sviluppare strumenti per comprendere e prevenire un fenomeno che ritiene ancora difficile da interpretare.

La linea del sindaco: condanna delle violenze e prevenzione

Le dichiarazioni di Sala delineano una posizione che tiene insieme la condanna degli episodi criminali e la richiesta di un’analisi più approfondita delle dinamiche che li hanno preceduti. Il sindaco non giustifica gli scontri, ma contesta l’idea che la risposta possa limitarsi all’inasprimento delle misure repressive.

Il nodo politico e istituzionale resta quello della prevenzione: capire chi organizza o alimenta le violenze, rafforzare la capacità di gestire l’ordine pubblico e impedire che le rivendicazioni pacifiche vengano oscurate dagli atti di devastazione. Una sfida che, nelle parole del primo cittadino, richiede collaborazione tra istituzioni e meno polemiche politiche.

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