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Decreto sicurezza, via libera del Cdm: stretta sui minori e nodo militari con il Colle

Fermo preventivo prolungato per i minori e arresto differito. Sul ruolo dell’Esercito resta il confronto con il Quirinale.

20 Ottobre 2026
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Poliziotti feriti durante le manifestazioni

Poliziotti feriti durante le manifestazioni | ANSA/MASSIMO PERCOSSI – alanews

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Il Consiglio dei ministri ha dato, a quanto si apprende, il via libera a un nuovo decreto su sicurezza e criminalità minorile. Il provvedimento si inserisce nel quadro aperto dagli episodi di violenza del fine settimana e punta a inasprire strumenti di prevenzione e contrasto, con un focus specifico sui minori.

Resta da definire il capitolo più delicato: l’eventuale attribuzione ai militari di funzioni di polizia giudiziaria. Secondo quanto si è appreso da fonti parlamentari sarebbe questo il nodo emerso nelle interlocuzioni tra gli uffici del Quirinale e quelli di Palazzo Chigi; risolto questo punto, sembra che il Colle possa dare via libera all’insieme delle misure. Nel primo pomeriggio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha presieduto a Palazzo Chigi riunioni tecniche con i capi di gabinetto dei ministeri interessati e i responsabili degli uffici legislativi, compreso quello della Presidenza del Consiglio diretto da Francesca Quadri, per sciogliere gli ultimi nodi.

Cosa prevede il decreto in discussione

Tra le misure sul tavolo c’è l’estensione del fermo preventivo ai minorenni, con una durata che potrà superare le 12 ore. L’impianto allo studio include anche l’arresto in flagranza differita per chi si rende responsabile di danneggiamenti di gruppo e il divieto di aggregazione per persone ritenute pericolose per l’ordine pubblico. Si tratta di strumenti già utilizzati in altri contesti, che il governo intende adattare alla gestione dei fenomeni di violenza urbana che hanno coinvolto in larga parte giovanissimi.

Accanto a questi interventi, si punterebbe a un potenziamento dell’operazione Strade Sicure, con una presenza più ampia e visibile dell’Esercito nelle aree considerate sensibili. L’obiettivo dichiarato nella fase di messa a punto è un pacchetto coerente che rafforzi la prevenzione, renda più veloce l’azione repressiva in caso di reati commessi in gruppo e introduca strumenti amministrativi ad hoc per contenere situazioni considerate a rischio.

Il confronto con il Quirinale sul ruolo dei militari

Il nodo più sensibile riguarda la possibilità di attribuire ai militari compiti propri della polizia giudiziaria. Secondo le ricostruzioni raccolte negli ultimi passaggi tecnici, sarebbe questo il punto su cui il Quirinale ha chiesto approfondimenti, per preservare il perimetro costituzionale dei poteri che incidono sulle libertà personali. Anche per questo la sequenza delle riunioni a Palazzo Chigi, guidate da Mantovano, si è concentrata sul perfezionamento delle basi giuridiche delle norme e sulle modalità di coordinamento con le forze di polizia.

Sul tema è arrivata una presa di posizione del sindacato di polizia Siap, che ha parlato di «torsione autoritaria dell’ordine pubblico» qualora si introducesse un ampliamento del ruolo dei militari. «I poteri che incidono sulle libertà fondamentali dei cittadini richiedono formazione specifica, esperienza e organizzazione degli uffici», ha osservato il sindacato, rivendicando la peculiarità professionale delle forze di polizia e chiedendo che l’eventuale supporto dell’Esercito resti circoscritto alle funzioni già previste.

Milano dopo i disordini: comitato alle 11 e nuove presenze

Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si riunirà a Milano, con convocazione del prefetto Claudio Sgaraglia, per fare il punto dopo gli scontri del fine settimana e in vista delle prossime manifestazioni annunciate. Alla riunione, fissata per domani alle 11, parteciperà anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. La convocazione era stata anticipata dal sindaco Giuseppe Sala, che a margine della commemorazione della strage dei piccoli martiri di Gorla ha segnalato l’arrivo in città di un numero maggiore di agenti delle forze dell’ordine.

«Discutiamone perché il tema è certamente delicato», ha detto Sala, aggiungendo: «Io ritengo come stanno dicendo in molti che non possa essere solo un problema di repressione. Assolutamente no». In un successivo passaggio, il sindaco ha aggiunto: «Mi preoccupa il fatto che questa situazione, che nasce anche da un malessere che tutti noi non possiamo non vedere, si sposti solo sulle violenze, sulla repressione delle violenze». Secondo Sala, «la politica con saggezza deve affrontare anche le cause e le origini» del malessere, «senza buonismi, senza indulgenze ma però con spirito critico». E ha concluso: «Prima di tutto rispetto al nostro lavoro, dobbiamo fare di più».

Piazza e politica: le voci da Sala a Calabresi, Salvini e Crosetto

Domani alle 18, in piazza della Scala davanti alla sede del Comune, si terrà una manifestazione promossa dalla Cgil dal titolo «Milano non vuole la violenza», convocata dopo i disordini dello scorso weekend. In piazza ci sarà anche il sindaco Sala, che ha confermato: «Sì ci sono senz’altro», precisando ancora a margine della commemorazione di Gorla: «In merito a quello che è successo lo scorso weekend credo che sia un fenomeno molto più largo, ovviamente il riferimento è Parigi, le grandi città sono così, crescono e covano tensioni sociali che però vanno gestite».

Il sindaco ha descritto anche alcune reazioni ravvicinate degli operatori: «Nel weekend abbiamo visto i negozi abbandonati. Io ho fatto un giro ieri e al di là dei danni materiali… La cosa che più mi ha impressionato è stata anche un po’ la paura dei ragazzi che ci lavorano. Insomma è chiaro che non dobbiamo metterli in condizione di subire queste violenze». Alla manifestazione ha annunciato la sua presenza anche Mario Calabresi, candidato sindaco per le eventuali primarie del centrosinistra: «Domani parteciperò alla manifestazione e credo che sia importante dare un segnale che la città è unita. Credo che in questo momento la cosa più importante sia dare il segnale che la città è unita nel condannare la violenza e nel ritrovare una sua normalità». L’iniziativa è promossa dalla Cgil e ha aderito anche il Pd, insieme a molte altre realtà.

«Non ci sono giustificazioni a quello che è accaduto e poi però bisognerà capire le motivazioni per cui questi fatti accadono e provare a curarle», ha proseguito Calabresi. «Io credo che questo però sia il tempo dell’unità a Milano e un po’ mi stupisce chi utilizza quanto accaduto per fare polemica politica. Sono contento che domani ci sia anche un’iniziativa di tutte le forze del centrosinistra in piazza insieme al sindaco, per ribadire l’importanza di una città pacifica e sicura».

Nelle stesse ore sono arrivate valutazioni diverse sul quadro generale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha bollato i fatti di Milano come «frutto della guerra ibrida», aggiungendo: «I ragazzi subiscono una controeducazione sui social e l’Occidente non reagisce». Dal Colle è arrivato un messaggio netto: «Violenze inaccettabili, piena solidarietà alle forze dell’ordine», ha affermato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un richiamo alla fermezza istituzionale e al sostegno agli operatori impegnati sul territorio.

Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha legato la risposta alla violenza giovanile a un investimento in opportunità: «Coinvolgere, accogliere dare strumenti, speranza, prospettiva, lavoro e futuro» ai giovani «è l’altra parte della medaglia rispetto alla prevenzione e repressione che da sole non bastano». Da Milano, durante la posa della prima pietra del nuovo campus del Conservatorio, ha aggiunto: «Da ministro milanese mi emozio per quello che riusciamo a portare avanti, 1700 ragazzi che stanotte dormiranno nell’ex villaggio olimpico… anche qui una scommessa difficile da vincere e 1100 poliziotti che dormiranno nella ex caserma Montello, liberando spazi per l’Università Cattolica. Penso agli ex gasometri di un’altra periferia a nord, Milano se la gioca, lì troveranno spazio e studio 20mila studenti». E ha concluso: «È eccezionale come Milano riesca negli anni a correre e non fermarsi».

L’incrocio fra le nuove norme allo studio e la gestione delle piazze nelle prossime ore si terrà dunque su un doppio binario: da un lato la finalizzazione del decreto, per il quale il governo ha avviato una stretta istruttoria giuridica sulle parti più sensibili; dall’altro gli appuntamenti in città, con il comitato in prefettura e la manifestazione di piazza. Alle istituzioni spetterà il compito di calibrare prevenzione, repressione e inclusione sociale, mentre le scelte operative verranno testate da subito nella gestione delle iniziative annunciate.

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