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Francia, i Gilet gialli sfidano il coprifuoco. Il legale: “Non fermerà le proteste”

In programma 212 azioni e blocchi logistici contro il carovita. Tra le richieste il congelamento dei prezzi verso lo sciopero del 5 novembre

20 Ottobre 2026
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Francia, i Gilet gialli sfidano il coprifuoco. Il legale: "Non fermerà le proteste" | @FrancoScarsell2

Francia, i Gilet gialli sfidano il coprifuoco. Il legale: "Non fermerà le proteste" | @FrancoScarsell2

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Il movimento dei Gilet gialli conferma una nuova mobilitazione nazionale per sabato 24 ottobre, nonostante i coprifuoco imposti in diverse città francesi dopo le violenze del 17 ottobre. Le restrizioni notturne non scoraggiano gli organizzatori: la giornata è presentata come un rilancio della protesta, con azioni diffuse e un’agenda che non si limita al caro vita.

Il legale del movimento, David Libeskind, ha sostenuto che i divieti non incideranno sulla partecipazione. “Questo non avrà alcun impatto sul movimento, dal momento che le manifestazioni si svolgono al mattino o nel pomeriggio”, ha scritto, ribadendo che l’obiettivo è mantenere alta la pressione nelle fasce orarie non coperte dalle misure.

Il programma per il 24 ottobre scorre su una mappa diffusa dagli attivisti e indica un calendario fitto. In altre parole: presidio, corteo, blocco, a seconda dei territori. Ma con un minimo comun denominatore, quello dei prezzi e dei salari, che ritorna nelle richieste formalizzate nei giorni scorsi.

24 Ottobre, mobilitazione confermata e ipotesi di blocchi

Gli organizzatori hanno ribattezzato l’appuntamento «Atto II», segnando l’inizio di una fase che punta a consolidare la presenza nelle piazze. La mappa riporta 212 iniziative previste: 167 manifestazioni, 19 raduni nelle rotatorie, sei azioni presso distributori di carburante e un presidio davanti a un deposito petrolifero. L’enfasi, nelle parole di Libeskind, è anche su possibili blocchi mirati di supermercati e aree logistiche, una leva già sperimentata in passato per rendere visibili le rivendicazioni.

Al centro sta la richiesta di congelare i prezzi di benzina, gas e beni di prima necessità. A questo si aggiunge il capitolo potere d’acquisto: affitti, retribuzioni, prestazioni sociali. In un comunicato del 18 ottobre, il coordinamento dei Gilet gialli ha elencato criticità che coinvolgono studenti, lavoratori e agricoltori, chiedendo interventi anche su istruzione e welfare.

Su questo sfondo il movimento ha invitato Emmanuel Macron a ricevere all’Eliseo una delegazione di manifestanti. Da qui la scelta di tenere accesi i presidi oltre la singola data, con assemblee locali e un percorso che guarda già allo sciopero nazionale annunciato per il 5 novembre.

La linea del legale: dimissioni di Macron e oltre la Quinta Repubblica

Le rivendicazioni non si fermano all’economia. «I manifestanti chiedono le dimissioni di Emmanuel Macron», ha affermato Libeskind, collegando la piattaforma a una richiesta di revisione profonda dell’assetto istituzionale.

“Proponiamo di porre fine alla Quinta Repubblica e auspichiamo una democrazia diretta, con un frequente ricorso ai referendum”, ha aggiunto. È un punto che riprende una traccia già emersa nelle ondate di protesta del 2018: più consultazione popolare, meno verticalità del potere esecutivo.

La Quinta Repubblica, in vigore dal 1958, concentra sul presidente un ruolo di forte indirizzo, mentre il governo è politicamente responsabile davanti al Parlamento. La proposta dei promotori punta a una correzione di rotta in senso partecipativo, con strumenti di voto e iniziativa popolare più frequenti.

Dalle proteste studentesche agli incidenti del 17 ottobre

La sequenza che ha riportato i Gilet gialli in primo piano parte a metà settembre da un liceo di Créteil, alle porte di Parigi. Gli studenti hanno contestato il deterioramento degli edifici, il sovraffollamento delle classi e la carenza di insegnanti. Il fronte si è allargato ad altri istituti, coinvolgendo docenti e universitari, con episodi di scontro che hanno alzato la temperatura.

Nelle settimane successive sono emersi casi gravi: a Lens un quindicenne ha perso una mano, mentre a Tours un sedicenne ha riportato una lesione importante a un occhio. La denuncia dell’uso della forza ha fatto da moltiplicatore per la mobilitazione, che il 17 ottobre ha avuto una dimensione nazionale.

Quel giorno le autorità hanno stimato circa 550mila partecipanti in tutta la Francia. Gli organizzatori hanno parlato di 800mila. La forbice tra le due letture è ampia, ma un punto è condiviso: l’estensione geografica della protesta.

Il bilancio dei danni è stato pesante. A Limoges un incendio ha distrutto il municipio ottocentesco; a Lione è stato danneggiato l’ufficio del turismo. Il ministero dell’Interno ha riferito di 997 agenti e gendarmi feriti, sette in modo grave. Gérald Darmanin ha comunicato 2.513 fermi e 67 persone incarcerate a seguito dei disordini.

Nel perimetro delle manifestazioni di Parigi è inoltre deceduto un partecipante dopo un presunto arresto cardiaco. La procura ha aperto un’indagine per chiarire le cause della morte e verificare le circostanze del soccorso ricevuto.

Coprifuoco e risposta del governo: la sfida resta aperta

Le violenze hanno spinto le autorità a introdurre restrizioni notturne in più città, tra cui Parigi, Lione e Nizza. I provvedimenti variano per perimetro e orari a seconda delle aree, in alcuni casi con limitazioni mirate per fasce d’età. L’obiettivo dichiarato è ridurre il rischio di nuovi scontri nelle ore serali e notturne.

Per il fronte dei Gilet gialli, però, queste misure non bastano. Libeskind ha accusato le autorità di puntare l’attenzione su episodi di vandalismo per eludere, a suo giudizio, le richieste sociali emerse in piazza. E ha aggiunto che violenze e danneggiamenti, da soli, non indeboliranno un movimento che resta determinato a proseguire.

In parallelo la mobilitazione prepara il terreno con comitati locali e una rete logistica più fitta, elementi che i promotori considerano determinanti per la tenuta nei territori. La scansione degli appuntamenti è già fissata e rende chiaro il percorso delle prossime settimane.

Il primo banco di prova è il 24 ottobre, quando cortei e presidi torneranno nelle strade. Il calendario include già lo sciopero nazionale del 5 novembre, indicato dai promotori come passaggio successivo per consolidare la pressione sul governo.

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