I genitori dei ragazzi minorenni portati in questura stanno attendendo i loro figli da questa mattina, lunedì 19 ottobre, in via Fatebenefratelli, a Milano. Alcuni sono dopo una telefonata, altri dopo aver localizzato il cellulare dei figli. Dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro cittadino, sono 271 le persone accompagnate in questura, di cui 220 minorenni. Alcuni ragazzi hanno trascorso l’intera notte negli uffici di polizia e uno di loro ha raccontato al Corriere della Sera di essere rimasto trattenuto per 15 ore, tre in più rispetto al limite massimo di 12 ore previsto per il fermo di prevenzione introdotto dal decreto-legge 23/2026.
Luca Paladini in questura dopo le richieste d’aiuto dei genitori
Se il giovane fosse stato sottoposto esclusivamente a questa misura, il superamento del limite costituirebbe una violazione della legge. Intanto, tra le famiglie in attesa, molte non hanno ancora ricevuto notizie dei propri figli. Per questo, Luca Paladini, consigliere regionale del Patto Civico e vicepresidente della Commissione carceri di Regione Lombardia, ha deciso di recarsi in questura dopo aver ricevuto diverse richieste d’aiuto da parte dei genitori.
“Sulla scorta di richieste d’aiuto ricevute da alcuni genitori che non hanno informazioni sui figli fermati nella giornata di ieri a Milano, mi sto recando in Questura nel mio ruolo di vice presidente della commissione carceri di Regione Lombardia”, ha dichiarato Paladini in una nota riportata da MilanoToday.
Il consigliere ha spiegato di voler intervenire per fornire chiarimenti alle famiglie, “certo di poter essere utile a dare indicazioni sull’attuale situazione di alcuni dei ragazzi trattenuti”.
Le telefonate ai genitori e l’attesa fuori dalla questura
Tra i genitori in attesa dopo gli scontri a Milano c’è Ltaief, tunisino, con un parka mimetico e il cappuccio della felpa sulla testa. Parla poche parole di italiano e ha portato un amico romeno per aiutarlo nelle traduzioni. Sul telefono mostra e riguarda un video di TikTok: riprende suo figlio di 17 anni portato via dagli agenti. In questura è finito anche il fratello di 16 anni.
“Sono in Italia da quattro anni. Abitiamo fuori Milano”, ha spiegato Ltaief al Corriere. “Oggi dovevano andare a scuola, non so che hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo”. La sua incredulità è condivisa da altri genitori. Un padre ha raccontato di non aver trovato il figlio al ritorno a casa ieri sera: al telefono il ragazzo gli aveva detto di essere con gli amici in centro a Milano. Una madre ha riferito una risposta simile: “Mi ha detto che era in Duomo con un amico, che c’era casino. Credo si sia trovato in mezzo”.
“Nessuno ci dice niente”
Una donna ucraina, in lacrime, è arrivata in treno stamattina. La famiglia vive a Monza e la madre ha saputo ieri sera dell’arresto di uno dei figli: “Mi ha chiamato alle 9, mi ha detto di essere stato arrestato”. Per il ragazzo, ha raccontato, era la prima uscita con la compagnia a Milano: “Di solito lui sta in zona. Lui studia. E ora è in carcere. Dobbiamo pagare anche un avvocato. Non so cosa deve fare”.
Una coppia di Melegnano ha invece scoperto dove fosse il figlio attraverso la localizzazione del telefono. “Ieri sera ho visto che era in questura e siamo venuti. Stamattina alle 5.30 mi ha chiamato per farsi portare il documento, ma non sappiamo niente”, ha raccontato uno dei genitori.
I racconti dei ragazzi all’uscita e le reazioni dei padri
I ragazzi cominciano a uscire. Uno commenta: “Fi*a, quindici ore in questura”. Un altro viene accolto dal padre con queste parole: “Ero contento se ti avessero spaccato la testa, guarda. Te la spaccherei io”.
Due giovani si fermano a parlare con i genitori e raccontano l’attesa: “Eravamo in 28 in cella. Ci hanno dato da bere e da mangiare, ma poche coperte, non bastavano per tutti. E oggi ci hanno dato un foglio, e basta”. Hanno spiegato di essere stati fermati domenica alle 15.30, “mentre eravamo in quattro in giro con una borsa con degli alcolici”.
Un padre di origini romene si siede al bar di fronte, beve un caffè e fuma una sigaretta. “Guardi, sono problemi suoi”, si sfoga al Corriere. È tranquillo nei modi, ma arrabbiato: “Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Sono deluso da lui. Mi spacco la schiena al lavoro tutti i giorni e mi vergogno ora a venire qua dopo 30 anni in Italia”, ha protestato l’uomo.
