Dalla Sardegna alla capitale, migliaia di studenti hanno partecipato alle manifestazioni del No Meloni Day, organizzate il 16 ottobre in oltre 40 piazze italiane. Al centro della protesta ci sono le condizioni degli edifici scolastici, la carenza di insegnanti, il costo della vita e le politiche del governo sull’istruzione. Gli organizzatori chiedono maggiori risorse per la scuola pubblica e contestano quella che definiscono una deriva verso la “scuola caserma”. Il collettivo Osa guarda già al prossimo appuntamento di mobilitazione, previsto per il 30 ottobre.
No Meloni Day, a Cagliari circa 600 studenti in corteo
La mobilitazione ha coinvolto anche Cagliari, dove circa 600 studenti si sono ritrovati in mattinata in piazza Garibaldi per attraversare il centro cittadino e raggiungere la sede del Consiglio regionale, in via Roma. In testa al corteo sventolava una grande bandiera dei Quattro Mori, mentre musica, cori e striscioni accompagnavano la manifestazione.
Le iniziative per il No Meloni Day, organizzate in tutta Italia, si inseriscono in un clima di proteste che coinvolge anche Francia e Spagna. Tra le questioni sollevate dai partecipanti figurano il carovita, il limite agli studenti stranieri, indicato dai manifestanti come un elemento della cosiddetta “scuola caserma”, e il deterioramento degli edifici scolastici.
“Il governo vorrebbe farci credere che il problema delle nostre scuole siano gli studenti stranieri, ma intanto mancano i docenti e gli edifici scolastici sono fatiscenti”, hanno dichiarato gli organizzatori, rivendicando la necessità di intervenire sulle carenze strutturali e sulle risorse destinate all’istruzione.
Durante il percorso, il corteo ha effettuato una breve sosta in piazza Costituzione. In quell’occasione qualcuno ha fatto esplodere alcuni petardi, ma gli stessi studenti e gli organizzatori hanno preso le distanze dall’episodio, cercando di allontanare chi, a loro giudizio, voleva disturbare una manifestazione pacifica.
Tra le frasi scandite dai partecipanti si sono sentite “Di scuola e di lavoro non si può morire” e “Se non cambierà lotta dura sarà”. Diversi gli striscioni esposti, da “Finanziate le scuole non le guerre” a “La scuola non si tocca, la difenderemo con la lotta”. Non sono mancati anche slogan dai toni più accesi indirizzati alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
Osa rivendica la partecipazione: “Decine di migliaia in piazza”
Il collettivo Osa ha definito riuscita la giornata di protesta, sottolineando la partecipazione registrata in oltre 40 città italiane. Secondo l’organizzazione, decine di migliaia di studenti e studentesse sono scesi in strada per il No Meloni Day, seguendo una mobilitazione che richiama quella dei coetanei francesi.
“È nato un movimento studentesco di scioperi, occupazioni, piazze con rivendicazioni semplici: ritiro dl scuola, 13 miliardi all’edilizia, no riforma tecnici professionali, stop carovita. Rompere la scuola caserma per una nuova scuola pubblica!”, ha dichiarato Osa, riassumendo le richieste alla base della protesta.
Il collettivo ha richiamato anche quanto stava accadendo a Roma, dove un corteo con decine di migliaia di giovani, secondo la sua ricostruzione, stava passando davanti al Colosseo per poi dirigersi verso il ministero dell’Istruzione. L’obiettivo dichiarato è ottenere un confronto diretto con Valditara.
“Vogliamo essere ascoltati da Valditara in persona, il ministro non può fare lo struzzo e scappare all’infinito. I problemi delle scuole sono enormi, la situazione è drammatica, vogliamo essere ascoltati adesso”, ha affermato l’organizzazione.
Il prossimo appuntamento è lo sciopero generale del 30 ottobre
Dopo le manifestazioni del No Meloni Day del 16 ottobre, gli studenti di Osa hanno indicato nel 30 ottobre la prossima data da segnare in calendario. In quella giornata è stato proclamato uno sciopero generale dall’Usb, al quale il collettivo intende collegare le rivendicazioni del mondo studentesco con quelle dei lavoratori. “Dai porti alle scuole, studenti e lavoratori uniti. Blocchiamo tutto di nuovo!”, è l’appello lanciato dai partecipanti, che puntano a proseguire la mobilitazione nelle prossime settimane.
