Il Consiglio europeo ha raggiunto nella notte a Bruxelles un compromesso sul nuovo mercato delle emissioni, dopo ore di negoziati tra i 27 Paesi membri. L’intesa non prevede lo stop al meccanismo, ma invita la Commissione europea a riesaminarne gli effetti economici e le tutele previste. Le divergenze sulle politiche energetiche hanno rallentato fino a tarda notte la definizione delle conclusioni comuni.
Il costo dell’energia ha attraversato l’intero confronto: gli Stati membri restano divisi tra la necessità di contenere le spese per famiglie e imprese e l’obiettivo di ridurre progressivamente le emissioni inquinanti.
La valutazione dell’Ets2 e i possibili effetti sui prezzi
Il testo approvato dai leader chiede di aggiornare la valutazione complessiva dell’Ets2, il nuovo sistema di scambio delle quote di emissione di CO2, con particolare attenzione al suo funzionamento e agli strumenti destinati a limitarne le possibili conseguenze economiche.
L’obiettivo è evitare che le oscillazioni del prezzo della CO2 si traducano in ulteriori rincari energetici. I 27 hanno ribadito la necessità di un mercato delle emissioni stabile, trasparente e prevedibile, senza compromettere il ruolo dell’Ets nella strategia climatica europea.
Il sistema già esistente riguarda principalmente la produzione di energia elettrica, l’industria e alcuni settori dei trasporti. Il nuovo meccanismo, la cui piena operatività è prevista per il 2028, si estenderà ai combustibili utilizzati negli edifici e nel trasporto stradale, coinvolgendo direttamente i fornitori di carburanti e combustibili.
Per i cittadini l’impatto sarà indiretto, attraverso possibili variazioni dei prezzi del riscaldamento e dei carburanti. È questo aspetto ad alimentare le preoccupazioni dei governi che chiedono maggiori garanzie prima dell’entrata in funzione del sistema.
Le richieste italiane e le divisioni sulla flessibilità
L’Italia è tra i Paesi più attivi nella richiesta di revisione degli strumenti europei. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sostenuto la necessità di correttivi per attenuare le conseguenze del caro energia, senza necessariamente abbandonare gli obiettivi climatici concordati.
Roma ha trovato punti di convergenza con i Paesi del gruppo di Visegrad sul mercato delle emissioni. Il sostegno è stato invece più limitato sulla richiesta di riconoscere l’aumento dei prezzi energetici come circostanza esterna rilevante per la flessibilità delle regole fiscali europee: soltanto la Grecia ha espresso un appoggio esplicito.
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha richiamato la necessità di preservare la disciplina dei conti pubblici. Tra gli interventi praticabili nel brevissimo periodo ha indicato la possibile proroga del regime straordinario degli aiuti di Stato legato alla crisi energetica.
Non emerge una maggioranza favorevole a un ulteriore rinvio dell’Ets2. Francia, Germania e Commissione continuano a sostenere il percorso di decarbonizzazione, considerando la dipendenza dai combustibili fossili una delle principali vulnerabilità energetiche dell’Europa.
La prossima valutazione della Commissione dovrà chiarire quali correttivi potranno essere introdotti e con quali conseguenze per cittadini e imprese, nel confronto su come ridurre il peso di bollette e carburanti senza rallentare la transizione ecologica.
