L’NHS England ha pubblicato giovedì 15 ottobre nuove linee guida che stabiliscono l’assegnazione dei ricoveri in base al sesso biologico. In concreto, le strutture potranno collocare le donne transgender fuori dai reparti femminili e gli uomini transgender fuori da quelli maschili, se ritenuto necessario. È una svolta rispetto alle indicazioni precedenti, che consentivano l’accoglienza nei reparti corrispondenti all’identità di genere dichiarata.
Il cambio di criterio ha già innescato reazioni, con timori sull’impatto reale sull’accesso alle cure. Al tempo stesso, il servizio sanitario indica tutele e margini di flessibilità.
Il criterio del sesso biologico e le deroghe cliniche
Il documento insiste su rispetto, dignità e attenzione per tutti i pazienti, ma indica il sesso biologico come regola di base per l’assegnazione ai reparti. La cornice giuridica è recente: arriva a circa 18 mesi dalla pronuncia della Corte Suprema sull’interpretazione del concetto di sesso nell’Equality Act, cui è seguita la precisazione dell’Equality and Human Rights Commission secondo cui i servizi a un solo sesso possono porre limiti di accesso alle persone transgender. Di fatto, l’impianto normativo apre la strada a reparti separati con criteri più stringenti.
Non mancano, però, le eccezioni per esigenze cliniche. Se il ricovero nel reparto corrispondente al sesso biologico risulta inappropriato, gli ospedali dovranno ricorrere a soluzioni alternative. La priorità resta la cura: in presenza di un conflitto con le regole di separazione, prevale il bisogno sanitario. Il collocamento nel reparto allineato all’identità di genere resta un’eventualità rara, da documentare e segnalare a livello nazionale come deroga motivata.
Le indicazioni si applicano agli ospedali per acuti, alle strutture di salute mentale, ai servizi territoriali e ai pazienti affidati all’NHS in strutture private. Sono esclusi i pronto soccorso, i centri di assistenza urgente e i reparti pediatrici, contesti in cui valgono flussi e priorità differenti.
Per il personale sanitario, l’uso di bagni e spogliatoi separati seguirà il sesso biologico. D’altra parte, alle direzioni viene chiesto di ampliare ove possibile la disponibilità di spazi individuali, così da garantire privacy e accessibilità senza interrompere i percorsi clinici.
Le critiche delle associazioni e dei Conservatori
TransActual e Trans+ Solidarity Alliance avvertono che la nuova impostazione può deteriorare il rapporto tra persone transgender e sistema sanitario. Pur riconoscendo il richiamo al primato del giudizio clinico, le associazioni sottolineano la carenza di istruzioni operative puntuali per chi dovrà applicare le regole, con il rischio di decisioni disomogenee da ospedale a ospedale.
Secondo le organizzazioni, l’obbligo di utilizzare spazi coerenti con il sesso assegnato alla nascita potrebbe disincentivare la richiesta di assistenza e aggravare le difficoltà logistiche, specie in strutture già sotto pressione. In aggiunta, la scarsità di stanze singole limita le opzioni di sistemazione alternativa, creando colli di bottiglia proprio nei reparti più affollati.
Di segno opposto la posizione conservatrice. Damian Hinds, responsabile della Sanità nel governo ombra, ha criticato il ritardo nell’allineamento alla sentenza della Corte Suprema, accusando l’esecutivo laburista di avere lasciato pazienti e operatori nell’incertezza applicativa.
