Una serie di attacchi con droni avrebbe colpito obiettivi nelle regioni russe di Mosca, Rostov e Vladimir, con un centro dati di Yandex indicato tra i bersagli. Lo segnalano i canali di monitoraggio ExileNova+ e SuperNova+, che parlano di un’operazione avvenuta nella notte tra il 15 e il 16 ottobre. Il sito nella regione di Vladimir, a circa 500 chilometri dal confine ucraino, risulterebbe già finito nel mirino nei giorni scorsi; al momento non è chiara l’entità dei danni.
Al tempo stesso, Donald Trump ha rilanciato le critiche al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. In un’intervista a Newsmax ha sostenuto che trattare con il leader di Kiev sarebbe più difficile che con Vladimir Putin, mettendo in dubbio la disponibilità ucraina a un accordo. Le parole arrivano mentre si riaccende il confronto sugli obiettivi energetici russi.
Attacchi alle raffinerie russe, il fronte che divide Washington e Kiev
Il nodo principale resta quello delle infrastrutture petrolifere. Trump ha definito una «vergogna» la ripresa delle operazioni contro le raffinerie, collegando le incursioni con l’aumento dei prezzi internazionali del greggio. La critica si innesta su una divergenza più ampia con gli Stati Uniti, che da settimane contestano la linea ucraina sugli impianti energetici russi.
Il 15 ottobre Zelensky ha dichiarato al Financial Times di avere concluso la sospensione degli attacchi contro gli impianti energetici in Russia. Una scelta che va in senso opposto rispetto alla proposta statunitense di una tregua tecnica sulle infrastrutture, avanzata per stabilizzare gli approvvigionamenti. D’altra parte, Kiev considera le raffinerie un bersaglio strategico, utile a ridurre capacità di rifornimento e introiti energetici di Mosca.
Per l’amministrazione americana, invece, il rischio è duplice: pressioni al rialzo sui mercati petroliferi e una cornice diplomatica più complessa con le capitali coinvolte. In questo quadro, la distanza tra le posizioni emerge tanto nelle dichiarazioni pubbliche quanto nei contatti riservati. Mosca, va ricordato, non ha comunque aderito formalmente alla proposta di tregua.
Starshield, il presunto giro di vite deciso alla Casa Bianca
In parallelo, entra nel dossier anche Starshield, il sistema satellitare militare sviluppato da SpaceX e impiegato dalle forze ucraine. Secondo Reuters — che cita due funzionari statunitensi e un funzionario occidentale — l’indicazione di limitare alcune funzionalità sarebbe arrivata dall’interno della Casa Bianca. Non siamo di fronte a un dettaglio tecnico marginale: le restrizioni avrebbero riguardato i terminali montati su mezzi in rapido movimento, con possibili effetti sulle operazioni dei droni.
Le fonti non hanno chiarito chi abbia impartito l’ordine né chi sia stato incaricato di eseguirlo. Il segnale politico, però, è circolato anche negli incontri a porte chiuse. Durante una riunione a Miami il 9 ottobre, alla quale hanno partecipato rappresentanti americani, ucraini ed europei, una fonte a conoscenza dei colloqui riferisce che Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero manifestato la contrarietà di Washington alla prosecuzione degli attacchi contro le raffinerie russe.
Il mosaico che ne risulta è coerente con le ultime mosse: Kiev intensifica le pressioni sulle infrastrutture energetiche, mentre da Washington arrivano segnali di cautela operativa e politica. Resta un punto verificabile: l’agenzia Reuters attribuisce l’ipotesi di limitazioni a tre fonti qualificate, e al momento non sono stati resi pubblici né l’autore materiale dell’ordine né le modalità della sua attuazione.
