La Casa Bianca ha difeso l’intesa tra Trump e Putin dopo le critiche espresse da Giorgia Meloni mercoledì al Senato. “Il Presidente Trump ha negoziato con successo un altro grande accordo per fornire al mercato globale enormi quantità di diesel e abbassare i prezzi”, ha dichiarato a Repubblica il portavoce Taylor Rogers. La replica riguarda l’efficacia dell’operazione sui carburanti e le conseguenze sulla guerra in Ucraina, al centro delle obiezioni della premier italiana.
Meloni aveva definito l’accordo sul diesel “molto rischioso”, osservando che “l’aumento dei prezzi dei carburanti è dovuto principalmente alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina”. Il giudizio coinvolgeva quindi anche le operazioni contro Teheran, già motivo di attrito con Trump per la mancata concessione delle basi come Sigonella.
Il diesel e le critiche dei repubblicani
La risposta di Rogers ha indicato nei consumatori americani i destinatari dei benefici attesi dall’intesa: “Abbassare i prezzi per i grandi agricoltori, camionisti e famiglie americane rimane una priorità assoluta, mentre il Presidente esorta contemporaneamente entrambe le parti del conflitto Russia-Ucraina a fermare gli attacchi contro le raffinerie, che stanno aumentando i costi e danneggiando i consumatori americani”.
Washington ha così difeso l’obiettivo di ridurre i prezzi e richiamato gli sforzi di Trump per fermare la guerra, respingendo la lettura dell’intesa come un aiuto a Putin attraverso nuovi finanziamenti. Il portavoce ha inoltre rimandato alle risposte del presidente ai repubblicani scettici sull’accordo.
“Penso che questi siano repubblicani che non possono essere davvero seri. Produciamo molto petrolio. Potremmo imporre delle limitazioni, ma il resto del mondo ne sarebbe molto influenzato. E potremmo imporre anche una restrizione, un tetto massimo al diesel, tenendolo tutto per noi. Questo avrebbe un impatto molto grande”, aveva affermato Trump.
Il presidente aveva poi precisato, a proposito dell’intesa con Putin: “Non è davvero un accordo con me. È un accordo per il resto del mondo”. Ai benefici per il settore agricolo aveva affiancato una richiesta al presidente ucraino: “Qualsiasi cosa possa aiutare i nostri agricoltori e i nostri allevatori mi piace. E penso questo: Zelensky deve concentrarsi sul fare un accordo, non parlarne”.
Le divergenze sull’Ucraina tra la Casa Bianca e Meloni e il G20 di Miami
La critica di Meloni riguardava anche gli effetti dell’intesa sull’invasione in corso in Europa. La premier aveva avvertito che “il rischio è chiaro: legittimare Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, generando nuovi ricavi per finanziare la guerra e indebolendo implicitamente la leva delle sanzioni”.
Alle preoccupazioni italiane per i nuovi ricavi destinati a Mosca, la Casa Bianca ha contrapposto dunque la difesa dell’accordo e il richiamo di Trump a Zelensky perché raggiunga un’intesa. La divergenza potrebbe riaccendere le tensioni nei rapporti bilaterali, alla vigilia del gala annuale della National Italian American Foundation, in programma domani a Washington con la presenza di diversi membri dell’amministrazione.
Il confronto arriva dopo un riavvicinamento. Trump ha ospitato nei giorni scorsi un ricevimento per il Columbus Day e, superando gli attriti dei mesi passati, ha dichiarato di avere un buon rapporto con Meloni. Ha anche prospettato la possibilità di incontrarla per un bilaterale al G20.
Le nuove divergenze sull’Ucraina, sulla Russia e sul diesel potrebbero però complicare nuovamente le relazioni in vista del G20 di Miami, previsto a metà dicembre. Il capo del Cremlino è stato invitato al vertice: Roma non condivide l’invito a Putin.
