L’accordo sul gasolio russo annunciato da Donald Trump dopo un colloquio con Vladimir Putin è stato definito “molto rischioso” dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In Senato, oggi, mercoledì 14 ottobre, durante le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, la premier ha contestato l’intesa e ha chiesto all’Unione europea maggiore flessibilità di bilancio per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia.
“Il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari”, ha spiegato Meloni, indicando due possibili effetti: nuove risorse finanziarie per Mosca e una legittimazione politica che indebolirebbe le sanzioni occidentali. Il sostegno italiano all’Ucraina è stato confermato; la premier ha invitato a mantenere il sangue freddo e a non reagire alle provocazioni, sostenendo che Putin, secondo la sua lettura, starebbe cercando di spostare l’attenzione individuando nell’Europa un nuovo avversario.
L’intesa con Mosca e gli effetti sulla guerra
Nel motivare la sua contrarietà, Meloni ha riconosciuto la necessità di contenere i costi energetici per le famiglie e per le imprese europee, ma ha attribuito l’impennata dei carburanti soprattutto alla guerra in Iran, più che al conflitto ucraino. A suo avviso, l’intesa sul diesel potrebbe garantire a Mosca nuove entrate e compromettere l’efficacia del regime sanzionatorio concordato con gli alleati.
Il capitolo Ucraina resta quindi centrale nella posizione del governo. La premier ha ribadito che la linea italiana punta a tenere alta la pressione sulle capacità belliche russe senza aprire fronti di escalation in Europa. In parallelo, da Mosca è arrivata la replica della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova: “Prima di tutto non sono affari suoi. Secondo, tornare alla frase uno”.
Energia, ETS ed entrate IVA: la richiesta di margini
Tra le richieste all’Unione europea, Meloni ha indicato la revisione del sistema europeo ETS, che regola il mercato delle emissioni di CO2, e un ulteriore rinvio dell’ETS2, destinato ai carburanti del trasporto stradale e agli edifici. Secondo il governo, alcune regole rischiano di aggravare la crisi energetica proprio mentre le economie europee affrontano prezzi elevati e inflazione persistente.
La premier ha inoltre annunciato di aver scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che l’impatto energetico e inflazionistico sia esplicitamente considerato nel calcolo della spesa consentita dai parametri fiscali. L’obiettivo è utilizzare almeno parte delle maggiori entrate IVA dovute ai rincari per misure temporanee a favore di famiglie e imprese, senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Nel suo intervento, Meloni ha inserito questi strumenti dentro un quadro più ampio che comprende anche la competitività delle imprese e la coerenza delle politiche climatiche con la fase congiunturale.
Difesa, maggioranza e confronto in Aula
Sul fronte della difesa, Meloni ha riferito che l’Italia ha scelto di utilizzare un margine pari all’1,2% del Pil, a fronte di un massimo dell’1,5% previsto dalla clausola di salvaguardia, dividendo questa quota in parti uguali tra caro energia e spese militari. Alle opposizioni ha replicato: «Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro».
Nelle repliche, la premier ha accusato il Movimento 5 Stelle di contestare oggi investimenti militari che, a suo tempo, aveva sostenuto quando era al governo. Rivolgendosi alla senatrice Alessandra Maiorino sulla riforma elettorale, ha sostenuto che le nuove regole dovrebbero obbligare le coalizioni a presentare prima del voto alleanze, programma e candidato premier. A proposito di Giuseppe Conte ha aggiunto: “Se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio non ci sarebbe potuto arrivare”.
Medio Oriente e posizione italiana
La sicurezza di Israele, ha ribadito Meloni ricordando l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, va garantita senza rinunciare a criticare l’operato del governo israeliano. La premier ha definito preoccupante la presenza militare israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza e “intollerabile” la pressione sulla popolazione palestinese in Cisgiordania.
L’Italia resta contraria all’espansione degli insediamenti israeliani, definiti illegali, alle annessioni e ai trasferimenti forzati dei palestinesi. Secondo Meloni, l’Unione europea dovrà rilanciare la diplomazia dopo l’insediamento del prossimo governo israeliano; ulteriori insediamenti o nuove violenze rischierebbero di rendere impossibile la soluzione dei due Stati.
In vista del Consiglio europeo, Meloni potrà contare sul sostegno della maggioranza parlamentare, con dossier aperti su energia, Ucraina e prossimo bilancio dell’Unione. Il Senato ha approvato le due risoluzioni della maggioranza: la prima con 104 favorevoli, 61 contrari e quattro astensioni; quella sull’Ucraina con 108 favorevoli, uno contrario e due astensioni. Le opposizioni di centrosinistra non hanno partecipato al secondo voto, contestandone la procedura.
