Una canzone può raccontare una storia, celebrare qualcuno o diventare il simbolo di un legame. Ma può anche finire tra le carte di un’inchiesta giudiziaria. È quanto accaduto a “Mentalità mafiosa”, brano del cantante neomelodico Niko Pandetta, che secondo gli investigatori sarebbe stato dedicato a Sebastiano Miano, conosciuto come “Piripicchio”, ritenuto uno degli esponenti emergenti della criminalità organizzata catanese.
A suggerire che dietro il testo ci sia un destinatario preciso non sono soltanto le parole della canzone, che parlano di pistole, carcere e fedeltà tra complici. È soprattutto una conversazione intercettata nel 2023, quando Pandetta e Miano si trovavano entrambi in carcere.
Il dialogo è stato inserito negli atti dell’operazione “Oltre il Villaggio”, l’inchiesta che ha ricostruito le presunte attività di un’organizzazione dedita allo spaccio di droga a Catania, ritenuta vicina al clan Cappello-Bonaccorsi.
“È un mostro questa canzone”: cosa si sono detti in carcere
“Auh… patto di sangue, la mala vita… è un mostro questa canzone”. È una delle frasi che Pandetta avrebbe pronunciato rivolgendosi a Miano, prima di fargli ascoltare “Mentalità mafiosa”.
Nel brano si parla di chi viene arrestato senza fare nomi, di una bandiera canadese su un cappello e di due colpi di pistola esplosi da una moto. Riferimenti che gli investigatori hanno esaminato insieme alla conversazione intercettata, arrivando a interpretare la canzone come un omaggio a “Piripicchio”.
Miano, secondo l’accusa, avrebbe guidato un gruppo attivo nel traffico di stupefacenti nel quartiere Villaggio Sant’Agata, a Catania. Gli inquirenti lo ritengono vicino al clan Cappello-Bonaccorsi, organizzazione di cui è storico esponente Salvatore “Turi” Cappello, zio dello stesso Pandetta.
La dedica, dunque, non emergerebbe da una semplice interpretazione dei versi, ma dal contesto in cui il cantante avrebbe presentato il brano. Resta comunque una ricostruzione investigativa, che non equivale ad attribuire a Pandetta un ruolo nell’organizzazione criminale.
La sparatoria fuori dalla discoteca e il legame tra Pandetta e Miano
Per comprendere perché quella conversazione sia finita negli atti dell’inchiesta bisogna tornare all’aprile del 2022, quando una rissa nei pressi dell’Ecs Dogana, locale della zona portuale di Catania, degenerò in una sparatoria. Due giovani rimasero feriti dai colpi esplosi all’esterno della discoteca.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, dietro lo scontro ci sarebbero state tensioni tra gruppi rivali, alimentate anche da uno sgarbo nei confronti di Pandetta. Alcuni ragazzi, pochi giorni prima, gli avrebbero impedito di esibirsi durante un concerto del rapper Tony Effe.
Pandetta e Miano erano entrambi coinvolti nel procedimento relativo a quell’episodio. Nell’agosto del 2022 il questore aveva inoltre disposto un Daspo nei confronti del cantante.
Proprio dalla sparatoria sono partiti gli approfondimenti della Squadra Mobile che hanno portato a ricostruire le presunte attività del gruppo di Miano. L’operazione “Oltre il Villaggio” coinvolge 36 indagati, accusati a vario titolo di reati legati al traffico di droga, alle armi, alle lesioni e alle minacce. Per alcune delle condotte vengono contestate aggravanti riconducibili al metodo mafioso o alla finalità di agevolare il clan.
La posizione di Niko Pandetta, però, va distinta da quella degli indagati. Il cantante non figura tra le persone coinvolte nell’operazione “Oltre il Villaggio”. È stato condannato in appello per la rissa all’Ecs Dogana e risulta coinvolto in un diverso procedimento per traffico di stupefacenti, denominato “Abisso”.
La vicenda di “Mentalità mafiosa” mostra così come un brano musicale possa assumere un significato ulteriore all’interno di un’indagine: non soltanto per quello che racconta, ma per le persone a cui viene fatto ascoltare e per i rapporti che, secondo gli investigatori, contribuisce a documentare.
