La polizia turca ha fatto irruzione mercoledì mattina nella sede di Halk TV a Istanbul, interrompendo le trasmissioni in diretta dell’emittente e impedendo ai dipendenti di accedere agli uffici. L’operazione ha portato alla custodia di 11 persone, mentre sono stati emessi complessivamente 17 mandati di arresto. Tra i nomi coinvolti figura Harika Akkaya, una delle dirigenti del canale, nota per la sua vicinanza al Partito Popolare Repubblicano (CHP), principale forza politica di opposizione al presidente Recep Tayyip Erdoğan.
L’indagine sul proprietario di Halk TV
Al centro dell’inchiesta c’è Cafer Mahiroğlu, presidente e proprietario dell’emittente. Il procuratore capo di Istanbul ha confermato l’avvio di un’indagine nei suoi confronti per presunti episodi di corruzione, manipolazione di gare d’appalto e riciclaggio di denaro. Secondo quanto riportato dai media turchi, la perquisizione è stata condotta dagli agenti specializzati nelle indagini sui reati finanziari. Sul proprio profilo X, Halk TV ha riferito che le forze dell’ordine hanno effettuato controlli nella sede, bloccando l’ingresso ai dipendenti.
Nominato un amministratore giudiziario per Halk TV
Oltre agli interventi della polizia, per l’emittente è stato nominato un amministratore giudiziario. La programmazione ha subito conseguenze immediate: le trasmissioni dal vivo sono state interrotte e il canale ha iniziato a mandare in onda la replica di un programma. Gli sviluppi dell’operazione riguardano quindi sia il procedimento giudiziario sia la gestione dell’emittente. Le accuse contestate nell’inchiesta sono al momento ipotesi investigative e non equivalgono a una dichiarazione di colpevolezza.
L’opposizione denuncia un tentativo di limitare il dissenso
L’intervento contro Halk TV si inserisce in un contesto di tensioni tra il governo turco e le forze che lo contestano. I partiti di opposizione e le organizzazioni impegnate nella difesa della libertà di stampa considerano la perquisizione un possibile strumento per restringere gli spazi del dissenso. Il caso richiama anche quanto accaduto a maggio, quando un tribunale turco aveva rimosso Özgür Özel, principale esponente dell’opposizione ancora in libertà, dal ruolo di segretario del CHP. Il partito aveva contestato la decisione, giudicandola pretestuosa e finalizzata a indebolire l’opposizione, rafforzando al contempo il potere di Erdoğan.
La vicenda si colloca in una fase politicamente delicata, con le elezioni presidenziali previste per il 2028. Le critiche rivolte dalle opposizioni alle decisioni giudiziarie e alle iniziative contro i media vicini al CHP alimentano il confronto sullo stato della libertà politica e dell’informazione nel Paese.
