Le indagini sul duplice omicidio premeditato di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina nella loro abitazione di Pietracatella, hanno portato all’acquisizione dei dati di rete dell’Agrario di Riccia. L’accesso tecnico è stato eseguito lunedì e si è chiuso intorno alle 17, senza che venissero portati via i computer dell’istituto.
Secondo quanto emerge, l’attenzione degli inquirenti si concentrerebbe su tre persone: Monia, indicata come «amica speciale» di Gianni Di Vita; Michele, marito di Monia; e una stretta parente dell’ex sindaco, verosimilmente una cugina. Le verifiche informatiche coinvolgono quattro scuole del territorio.
Come e quali dati sono stati acquisiti
«Nulla è stato portato via fisicamente, sono stati acquisiti dei dati da un server centralizzato che gestisce le connessioni di rete», ha spiegato Giovanni Alfonso, consulente informatico nominato dalla difesa di Gianni Di Vita. «Non sono stati analizzati singoli computer perché l’infrastruttura dell’istituto ha un firewall interno che gestisce tutte le connessioni». Secondo il consulente, sarebbe stato quindi «acquisito il contenuto di questo server per essere poi successivamente analizzato». Nessuno dei 71 computer presenti all’Agrario risulta sequestrato.
Gli istituti nel perimetro delle verifiche
All’Agrario di Riccia, dove è presente anche una serra, Michele lavora come tecnico di laboratorio. Gli accertamenti sono destinati a proseguire al liceo scientifico della stessa località, dove Monia ha insegnato. Il calendario prevede poi un accesso al liceo classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella primogenita Alice, diplomata a luglio. Le verifiche riguardano inoltre il liceo «Silvio Di Lalla» di Casacalenda, dove una cugina di Gianni è insegnante di sostegno. Il perimetro scolastico è ritenuto utile per incrociare log di rete e postazioni potenzialmente collegate ai tracciamenti informatici in corso.
Ipotesi sulla destinazione del veleno e pista online
Gli inquirenti ipotizzerebbero anche che Antonella e Sara siano state avvelenate per errore e che la ricina fosse invece destinata a Gianni Di Vita. L’abitazione della famiglia si trova in provincia di Campobasso. L’indagine, sviluppata in più mesi con oltre 200 audizioni in procura, avrebbe fatto emergere un matrimonio in crisi: secondo indiscrezioni, Antonella avrebbe voluto separarsi dal marito per le sue presunte relazioni extraconiugali, passate e presenti.
Una possibile pista riguarda le richieste di informazioni sulla ricina pubblicate su Reddit da un utente anonimo, collegato da un’area compatibile con quella di Campobasso. Fin da agosto 2025, fingendosi uno scrittore, l’utente ha posto domande su come ricavare il veleno dalla pianta e sui suoi effetti letali: «Se il mio personaggio uccidesse con i semi di ricino schiacciati?». Gli accertamenti sulle decine di computer disponibili negli istituti potrebbero aiutare a chiarire questo filone. L’account è rimasto inattivo nei giorni intorno alla morte delle due donne, per poi tornare il 5 gennaio, dieci giorni dopo la tragedia, chiedendo per quanto tempo restino le tracce della tossina e se possano essere rilevate da un’autopsia.
