Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato per dodici mesi l’interdizione dalla professione medica del cardiochirurgo Guido Oppido, coinvolto nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Nell’ordinanza, i giudici descrivono il comportamento del medico con parole particolarmente dure, ritenendo presenti sia le esigenze cautelari sia gravi indizi di colpevolezza.
I giudici su Oppido: “Comportamento spregiudicato”
Il collegio A dell’ottava sezione del Tribunale del Riesame, presieduto da Antonio Pepe, ha parlato di una condotta caratterizzata da “spregiudicatezza” e di una personalità “tanto ostinata” da far temere che Oppido, qualora si trovasse nuovamente in una situazione simile, possa commettere un altro falso per allontanare da sé eventuali responsabilità. L’interdizione per un anno era stata disposta nel giugno scorso dal gip di Napoli Mariano Sorrentino, su richiesta della Procura partenopea, rappresentata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nas di Napoli.
L’accusa sulla cartella del trapianto
A Oppido vengono contestati i reati di falso materiale e ideologico in concorso. Secondo l’accusa, il cardiochirurgo avrebbe falsificato il referto operatorio relativo al trapianto di cuore eseguito sul piccolo Domenico Caliendo al Monaldi il 23 dicembre 2025. Il bambino, che aveva quasi due anni e mezzo, è morto lo scorso febbraio dopo il fallimento dell’intervento.
I difensori di Oppido, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, avevano contestato la sussistenza sia delle esigenze cautelari sia dei gravi indizi di colpevolezza. Il Riesame ha però ritenuto presenti entrambi gli elementi nei confronti del cardiochirurgo.
Revocata la sospensione per Emma Bergonzoni
La decisione è invece diversa per Emma Bergonzoni, altra cardiochirurga coinvolta nell’inchiesta e collaboratrice di Oppido. Il Riesame ha infatti annullato la misura interdittiva di sette mesi che era stata disposta nei suoi confronti. Per Bergonzoni i giudici hanno ritenuto che non fossero presenti le esigenze cautelari necessarie a giustificare la sospensione dall’attività professionale.
La versione di Oppido sulla cardiectomia
Al centro dell’ordinanza c’è anche la ricostruzione delle fasi dell’intervento. Nel referto post operatorio redatto insieme a Bergonzoni il 26 dicembre, Oppido avrebbe indicato come contemporanei due momenti: la cardiectomia, cioè l’espianto del cuore dal corpo di Domenico, e l’apertura del contenitore con il cuore del donatore. La Procura sostiene invece che la cardiectomia sarebbe iniziata prima che il contenitore con l’organo arrivasse nella sala operatoria. Secondo quanto riportato nell’ordinanza, anche il Riesame ha ritenuto accertata questa circostanza.
Per i giudici Oppido voleva tutelarsi
Secondo il tribunale, il cardiochirurgo avrebbe avuto “un manifesto interesse a tutelarsi da possibili accuse per la sua decisione di accelerare i tempi della cardiectomia”. I giudici ritengono inoltre che la ricostruzione contenuta nel referto avrebbe potuto produrre conseguenze su più fronti: da una parte avrebbe impedito ai successivi valutatori dell’intervento di conoscere pienamente quanto accaduto, dall’altra avrebbe tenuto all’oscuro anche i familiari del bambino, privandoli della possibilità di avere una ricostruzione completa dei fatti.
La reazione alle colleghe che non lo assecondarono
Nell’ordinanza viene inoltre descritta la reazione di Oppido al comportamento di due collaboratrici che si sarebbero rifiutate di sostenere la ricostruzione ritenuta falsa dai giudici. Il Riesame parla in proposito di una “rabbiosa reazione” del cardiochirurgo. Secondo i giudici, la versione contestata avrebbe inoltre aggravato la posizione degli altri componenti dell’équipe impegnata nell’espianto e avrebbe messo i testimoni nella condizione di doversi confrontare con una ricostruzione dei fatti ritenuta non corrispondente alla realtà.
Per approfondire: Morte di Domenico, confermata l’interdizione di un anno per Oppido
