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Garlasco, spunta un documento dei Ris mai depositato: “Dna maschile sui pedali”

Il documento è composto da dieci righe scritte a mano e porta la data del 20 settembre 2007. Quel giorno, nei laboratori del Ris di Parma, il capitano Alberto Marino effettuò nuovi accertamenti sui pedali della bicicletta

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La bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi

La bicicletta sequestrata ad Alberto Stasi | ANSA/IMMAGINE ALLEGATA ALLA CONSULENZA DI PARTE CIVILE

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Un nuovo documento interno dei Ris di Parma riporta alla luce un esame effettuato nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, nel contesto dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Si tratta di un foglio di lavoro che non era mai stato inserito nelle relazioni ufficiali e che è stato rintracciato dai pm di Pavia l’11 settembre scorso.

Gli appunti aggiungono un ulteriore elemento alla documentazione relativa agli accertamenti genetici sulla bici Umberto Dei sequestrata a Stasi. Nel documento viene annotata la presenza di tracce brune sui due pedali, ma il successivo test specifico per individuare materiale ematico dà esito negativo.

Il foglio del Ris ritrovato nelle carte dell’inchiesta

Il documento è composto da dieci righe scritte a mano e porta la data del 20 settembre 2007. Quel giorno, nei laboratori del Ris di Parma, il capitano Alberto Marino effettuò nuovi accertamenti sui pedali della bicicletta.

Gli appunti descrivono separatamente i due pedali. Su quello con la vite destrorsa viene indicata la presenza di almeno due piccole tracce brune nella parte terminale, risultate positive al combur test, un’analisi preliminare utilizzata per verificare la possibile presenza di sangue.

Anche sul pedale con la vite sinistrorsa viene segnalata una traccia bruna, localizzata su un tacchetto della zigrinatura. Pure in questo caso il combur test risulta positivo.

L’Obti test dà invece risultato negativo

È però l’ultima annotazione del foglio a introdurre l’elemento più rilevante. La traccia individuata sul pedale con la vite sinistrorsa viene prelevata per essere sottoposta all’Obti test, un esame specifico per verificare la presenza di materiale ematico. L’esito riportato negli appunti è negativo. Nel documento compare anche un trattino cerchiato accanto al risultato, a indicare che non è stata riscontrata la presenza di sangue.

Il dato, secondo quanto riportato da Corriere della Sera, Repubblica e Stampa, non era mai comparso nelle relazioni ufficiali né era stato precedentemente reso noto, neppure in via informale.

Il giorno prima era stato trovato il Dna di Chiara Poggi

La nuova informazione si inserisce in una sequenza di accertamenti già emersa nell’ambito dell’attuale analisi dei dati grezzi. Il 19 settembre 2007, quindi il giorno precedente agli esami annotati nel documento, uno dei campioni prelevati dai pedali aveva evidenziato 2,78 nanogrammi di Dna attribuito a Chiara Poggi.

Il 20 settembre, sullo stesso campione, Marino avrebbe poi effettuato due controanalisi, entrambe con esito negativo. Anche questi risultati non furono inseriti negli atti e la loro esistenza sarebbe stata ricostruita soltanto attraverso la recente analisi dei dati grezzi.

Si tratta quindi di una serie di risultati relativi ai pedali che, secondo la documentazione ora esaminata dagli investigatori, non erano confluiti nelle relazioni ufficiali dell’epoca.

La richiesta della difesa sull’Obti test

Un altro elemento considerato significativo dagli investigatori riguarda quanto avvenuto pochi giorni dopo. Il 25 settembre 2007, mentre Stasi era ancora detenuto in attesa della convalida, il consulente della difesa Matteo Fabbri chiese che sulle tracce individuate sui pedali fosse eseguita una verifica di specie, come l’Obti test.

Marino, che firmò il documento, prese atto della richiesta ma non procedette con quell’analisi. Secondo la ricostruzione riportata dai quotidiani, il capitano decise invece di cercare il Dna su una nuova traccia nel frattempo prelevata dai pedali. Anche questo successivo campione diede risultato negativo al test genetico.

Il consiglio al perito durante il processo a Stasi

La vicenda degli accertamenti sull’Obti test torna a emergere anche due anni più tardi, quando Stasi era sotto processo. In quella fase Marino avrebbe suggerito al perito nominato dal Tribunale, Carlo Robino, di non eseguire un test immunologico come l’Obti.

La motivazione indicata sarebbe stata la quantità ridotta del campione disponibile. Secondo la ricostruzione, dunque, nel corso degli anni si susseguirono diverse valutazioni sulle tracce individuate sui pedali, senza che l’esito negativo dell’Obti test del 20 settembre 2007 fosse riportato nelle relazioni ufficiali.

Il precedente degli altri reperti di Garlasco

Gli appunti vengono ora riletti dagli investigatori anche alla luce di un’altra vicenda relativa alla gestione dei reperti conservati al Ris. In particolare, è tornata sotto esame la distruzione di alcuni campioni dell’indagine su Garlasco avvenuta nel settembre 2016, quando Marino era appena diventato comandante della sezione di Biologia.

Secondo quanto ricostruito, il comandante Donghi aveva spiegato alla Procura di Pavia che si trattava di campioni intermedi, non destinati a essere conservati indefinitamente. La distruzione sarebbe poi stata ordinata dai giudici sei anni più tardi.

La relazione interna sull’ordine di distruzione

Una relazione interna rintracciata ora dai pm avrebbe però fornito una ricostruzione diversa sull’origine di quell’ordine. Nel documento, Donghi avrebbe infatti scritto che la decisione era stata presa autonomamente da Marino.

Il particolare viene quindi accostato dagli investigatori alle nuove informazioni emerse dagli appunti del 2007. Si tratta di elementi che, secondo la ricostruzione riportata dai quotidiani, vengono oggi esaminati nuovamente nell’ambito dell’indagine sulla morte di Chiara Poggi e sulla gestione degli accertamenti scientifici effettuati negli anni successivi all’omicidio.

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