Leo Messi ha chiuso a Buenos Aires, davanti alle 85.000 persone del Monumental, una carriera in nazionale durata 21 anni. L’Argentina ha battuto il Benin 3-0, con due assist e un rigore del capitano. È stata anche la sua prima partita con l’Albiceleste senza il padre Jorge, scomparso lo scorso agosto: una perdita che ha contribuito fortemente alla decisione di lasciare la nazionale.
Il bilancio finale è di 126 gol, 67 assist e 208 presenze, tutti primati con questa maglia. Sugli spalti biancoazzurri c’erano anche tifosi francesi e indiani, alcuni con il volto di Leo tatuato sulla pelle. Messi ha pianto sul pullman, poi è entrato in campo accompagnato dai tre figli.
Le lacrime di Scaloni e il primo tempo senza gol
L’ingresso sul terreno di gioco e l’inno nazionale hanno preceduto un primo tempo difficile per Messi. Nei primi 45 minuti ha mancato un’occasione da gol e sbagliato aperture e appoggi. Anche Lionel Scaloni, il nono commissario tecnico della sua carriera in nazionale, è rimasto in lacrime per buona parte della prima mezz’ora.
Il percorso dei due Lionel è cominciato nel 2018. La prima vittoria è arrivata con la Copa America del 2021, il successo che ha interrotto la serie di occasioni mancate e avviato una storia vincente.
Il Benin, 93° nel ranking, non si è limitato a partecipare alla festa dopo quasi 8.000 chilometri di volo. Ha chiuso il primo tempo sullo 0-0 e sfiorato più volte il vantaggio con Junior Olaitan, trequartista del Besiktas di Italiano, soprannominato in patria «il Pogba del Benin». Il Dibu ha dovuto intervenire per difendere la porta argentina.
Sulla panchina del Benin c’era il tedesco Gernot Rohr: da calciatore ha vinto la Coppa dei Campioni con il Bayern Monaco; da allenatore ha guidato un giovanissimo Zinedine Zidane al Bordeaux.
Gli assist per Otamendi e Nico Paz, poi il rigore
La partita è cambiata nella ripresa. Messi ha battuto al 48’ il calcio d’angolo trasformato da Otamendi con un piatto al volo. Anche per il difensore è stata l’ultima presenza con l’Albiceleste.
Il secondo assist è arrivato al 61’, con l’appoggio per Nico Paz: il suo sinistro a giro da fuori area si è infilato nell’angolino. Gli è bastato meno di un minuto dall’ingresso in campo per segnare il terzo gol consecutivo in queste amichevoli con l’Argentina.
Messi ha completato il 3-0 al 71’, spedendo un rigore all’incrocio, un’esecuzione riuscita in un fondamentale che con la nazionale non è stato storicamente la sua specialità. Il sorriso dopo il gol si è alternato ai gesti di stizza, con gli occhi lucidi: nella sua serata ci sono stati anche un palo e tre occasioni sprecate.
Tra i giocatori legati al calcio italiano, Lautaro ha disputato 78 minuti senza incidere. Mastantuono ha mancato un gol a porta vuota, mentre Nico Gonzalez è andato vicino a servire un assist a Messi.
La maglia di trenta metri e il regalo del Benin
La celebrazione era cominciata prima del calcio d’inizio, con cori, giochi di luce e fuochi d’artificio. Al centro del Monumental era stata distesa una maglia di Messi lunga 30 metri, con il numero 10 e una scritta di ringraziamento.
Durante lo scambio dei gagliardetti, il capitano del Benin Sessi D’Almeida ha consegnato a Leo una lettera e una statuina dorata: una guerriera con armi e armatura, simbolo delle Amazzoni del Dahomey, le celebri soldatesse dell’antico regno africano. Il dono rappresentava un omaggio alla forza, al coraggio e alla disciplina.
Il celebre compositore argentino Enrique Santos Discépolo diceva che «il tango è un pensiero triste che si balla». La tristezza del saluto ha accompagnato anche la festa del Monumental, conclusa fra lacrime e discorsi per il congedo del giocatore più vincente nella storia dell’Albiceleste.
