I genitori di Domenico Caliendo, morto a due anni il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo il fallimento di un trapianto di cuore, hanno depositato un’integrazione di querela contro il primario Guido Oppido, il cardiochirurgo che effettuò l’intervento. Chiedono alla Procura di accertare se possa essere ipotizzata l’accusa di omicidio volontario mediante omissione con dolo eventuale, oltre a un nuovo reato di falso.
La richiesta della famiglia di Domenico
L’atto è stato presentato da Patrizia Mercolino e Alfonso Antonio Caliendo, madre e padre del bambino, attraverso l’avvocato Francesco Petruzzi. Secondo il legale della famiglia, entrambe le ipotesi potrebbero essere plausibili alla luce delle conclusioni della perizia collegiale depositata dai consulenti del giudice per le indagini preliminari nell’ambito dell’incidente probatorio fissato per novembre.
La relazione dei periti punta sull’esclusione del Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo grazie al quale Domenico avrebbe potuto essere sottoposto a un nuovo trapianto e quindi salvato. Il nuovo atto si concentra sul mancato ricorso a questo dispositivo come possibile alternativa all’Ecmo, la tecnica di supporto vitale extracorporeo impiegata in terapia intensiva per sostituire temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Il bambino vi è rimasto collegato per sessanta giorni.
Oppido è attualmente indagato per omicidio colposo e per un solo falso. Nell’integrazione viene indicato come «sanitario titolare della posizione di garanzia e responsabile del percorso decisionale». La famiglia chiede agli inquirenti di verificare se avesse previsto che proseguire con l’Ecmo avrebbe potuto comportare la perdita irreversibile della possibilità di un nuovo trapianto e la morte del bambino, e se avesse accettato quel rischio non promuovendo il passaggio al Berlin Heart.
I legali del primario hanno espresso una valutazione diametralmente opposta della perizia. «Dalle conclusioni della perizia che abbiamo avuto modo di leggere — aveva spiegato l’avvocato Alfredo Sorge dopo il deposito degli atti — emerge che la condotta chirurgica di Oppido è assolutamente esente da qualsivoglia censura, cioè è stata pienamente conforme alle regole mediche; questo perché anche nell’ipotesi contestata dalla Procura, ovvero che Oppido abbia espiantato il cuore del piccolo prima dell’arrivo in sala operatoria del cuore del donante, si può affermare alla luce delle regole professionali che ciò è consentito in casi di particolare urgenza».
