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Femminicidio Pamela Genini, Soncin fa le sue scuse in aula. La madre: “Le respingiamo al mittente”

Per la prima volta dall’inizio del processo, Gianluca Soncin ha parlato davanti ai giudici e ha chiesto scusa alla famiglia della 29enne

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Femminicidio Pamela Genini, Soncin fa le sue scuse in aula. La madre: "Le respingiamo al mittente"

Pamela Genini | @milanotoday

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

Gianluca Soncin ha parlato per la prima volta in aula durante il processo per il femminicidio di Pamela Genini, la modella e imprenditrice 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 nel suo appartamento di via Iglesias, a Milano. Prima dell’audizione dei testimoni, il 52enne ha chiesto di poter rendere alcune dichiarazioni spontanee e, leggendo poche righe scritte a mano su un foglio, ha chiesto scusa alla famiglia della giovane.

“So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni”, ha detto Soncin a voce molto bassa. Parole respinte dalla madre di Pamela, Una Smirnova, attraverso il suo avvocato Nicodemo Gentile: “Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla”.

Femminicidio Pamela Genini, le parole di Soncin durante il processo

“In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela”, ha esordito Soncin davanti alla Corte d’assise di Milano. “Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. So che il perdono non si può pretendere. Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori”. Poi ha concluso: “Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità”.

Soncin è in carcere con l’accusa di omicidio pluriaggravato. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la sera del 14 ottobre 2025 si è procurato un doppione delle chiavi dell’appartamento di Pamela ed è entrato nella sua abitazione mentre la giovane era al telefono con un amico.

L’uomo l’ha poi colpita con 76 coltellate, prima sul terrazzino e successivamente all’interno dell’appartamento. Alla base dell’omicidio c’è la volontà di Pamela di interrompere definitivamente la relazione, una decisione che Soncin non ha accettato.

La madre di Pamela Genini: “Si doveva fermare quella sera”

La risposta della famiglia è arrivata poco dopo attraverso l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Una Smirnova, madre della 29enne. “Le respingiamo al mittente. Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla”, ha dichiarato il legale durante una pausa dell’udienza.

Secondo Gentile, le scuse sarebbero arrivate troppo tardi: “Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Là si doveva fermare”. Il legale ha contestato anche le modalità con cui Soncin ha deciso di parlare in aula: “Poteva evitare di leggere quel foglietto scritto da chissà chi”, ha affermato, aggiungendo che le sue dichiarazioni “non hanno convinto nessuno”.

Le minacce a Pamela prima dell’omicido

Gentile ha poi definito l’imputato un “uomo corroso dal delirio del possesso e del controllo e dalla gelosia patologica”, sostenendo che durante il processo la parte civile intende dimostrare come Pamela fosse già sottoposta a forti pressioni prima dell’omicidio. “Dimostreremo come Pamela, prima dell’omicidio, era sotto pressione perché la minacciava con dei coltelli. Poteva evitare questa tragedia, invece siamo di fronte a un femminicidio tremendo”, ha dichiarato.

Secondo quanto emerso dalle indagini, nell’abitazione di Soncin erano stati trovati circa una decina di coltelli, tra cutter e coltelli a serramanico, oltre a quattro o cinque pistole scacciacani.

Femminicidio Pamela Genini, in aula le testimonianze dei vicini

Dopo le dichiarazioni spontanee dell’imputato, il processo è proseguito con le testimonianze degli investigatori intervenuti la sera del femminicidio. Davanti ai giudici sono state mostrate anche le immagini scattate all’interno dell’appartamento dopo il ritrovamento del corpo della 29enne. Uno degli agenti ha riferito quanto raccontato da un vicino di casa: “Un vicino l’ha vista sul terrazzino, in ginocchio, colpita ripetutamente da Soncin”.

Un’altra persona che abitava sullo stesso pianerottolo avrebbe invece assistito al tentativo della giovane di scappare dall’appartamento durante l’aggressione. Pamela sarebbe riuscita a raggiungere l’esterno, ma Soncin l’avrebbe afferrata per i capelli e trascinata nuovamente all’interno.

L’avvocata del fratello: “Non se la sente di parlare”

In aula era presente anche Nicola, fratello di Pamela. L’avvocata Sara Sontoli, che assiste lui e la sorella Veronica, ha definito le scuse dell’imputato “inopportune”, precisando però di non aver ancora potuto parlarne con Nicola: “Non se la sente ancora di parlare”.

A quasi un anno dal femminicidio, il processo prosegue davanti alla Corte d’assise di Milano

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