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Cuba, gli Usa sanzionano la società dei medici: sanità a rischio in 56 Paesi

Il conto della Csmc presso Bper è stato congelato; in Calabria circa 500 medici cubani sono essenziali per mantenere aperti i reparti.

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Cuba

Alanews

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

La società statale di Cuba Csmc, Comercializadora de Servicios Médicos Cubanos, è stata sanzionata dagli Stati Uniti a fine luglio, insieme ai funzionari di vertice e al ministro della Salute Jose Angel Portal Miranda. La società gestisce i programmi e i contratti attraverso cui i medici dell’isola lavorano negli ospedali di 56 Paesi, compresa l’Italia, in Calabria. Il periodo concesso per interrompere i rapporti è terminato: i primi effetti sono il congelamento dei conti, il mancato rinnovo dei contratti e la sospensione degli accordi.

Il Paraguay e il Guatemala avevano già sospeso i programmi nei mesi scorsi, sotto la pressione diplomatica statunitense. Le sanzioni espongono ora anche gli altri governi che impiegano i medici cubani al rischio di ulteriori provvedimenti.

Le accuse statunitensi a Cuba e il rischio di sanzioni secondarie

Le autorità statunitensi accusano la Csmc di «traffico di esseri umani» e «lavoro forzato»: ai medici cubani viene imposto un periodo all’estero e chi parte deve versare alla società una quota dello stipendio.

Le missioni dei medici cubani rappresentano la principale entrata di valuta straniera dell’isola: circa 4-6 milioni di dollari l’anno, destinati soprattutto all’acquisto di farmaci e forniture sanitarie. Interrompere questo flusso è l’obiettivo politico delle sanzioni, nell’ambito della pressione economica e finanziaria esercitata dagli Stati Uniti su Cuba.

L’ordine esecutivo statunitense dispone formalmente il congelamento dei fondi dell’entità sanzionata negli Stati Uniti e vieta ai cittadini e alle imprese statunitensi di intrattenervi rapporti. È un provvedimento amministrativo non impugnabile né contestabile, che non passa al vaglio di un giudice e, sulla carta, non produce effetti fuori dal territorio nazionale.

A estenderne la portata è il rischio delle sanzioni secondarie: una persona, una società o uno Stato terzo che mantenga rapporti con l’entità colpita può finire a sua volta nell’elenco dei soggetti sanzionati. Sono esposti anche i governi regionali e nazionali che effettuano i pagamenti degli stipendi.

Il conto congelato e i pagamenti della Calabria

La Bper ha congelato unilateralmente il conto aperto dalla Csmc, bloccando i bonifici in ingresso e impedendo l’accesso ai fondi già depositati, utilizzati anche per pagare i medici in servizio in altri Paesi.

Un blocco analogo ha riguardato A/i, il collettivo che per oltre vent’anni ha sostenuto l’infrastruttura informatica del movimento. Inserito dagli Stati Uniti fra gli «antifa» sanzionati, si è trovato con il conto congelato da Banca Etica e ha dovuto chiudere le attività: sono venute meno 6.000 caselle di posta elettronica, 10.000 blog, 5.500 liste di distribuzione e 1.500 siti.

La Regione Calabria ha dichiarato pubblicamente nei mesi scorsi, dopo le pressioni dirette statunitensi, che i circa 500 medici cubani sono fondamentali per il servizio sanitario regionale: senza di loro chiuderebbero interi reparti, se non ospedali.

Per evitare lo scontro con la diplomazia statunitense, una parte del compenso concordato con la Csmc viene versata direttamente ai medici e il resto alla società. Secondo il Diario de Cuba, le somme destinate alla Csmc vengono ora accantonate in attesa di capire se e come trasferirle. Resta il rischio che le autorità statunitensi minaccino sanzioni secondarie contro la Regione, i suoi vertici o i funzionari coinvolti.

Il Venezuela e la dipendenza sanitaria dei Caraibi

Il Venezuela impiega da solo il 50 per cento o più dei medici cubani all’estero, nelle periferie urbane e nelle aree rurali, sempre più prive di personale e mezzi. Il Paese affronta le conseguenze del terremoto e sanzioni che non sono state interamente cancellate neppure dopo la caduta di Nicolas Maduro.

Nei Caraibi, Giamaica, Bahamas, Saint Vincent e Grenadine, Saint Lucia e Antigua e Barbuda dipendono totalmente dai medici cubani per garantire i livelli minimi di assistenza nella chirurgia d’urgenza, nell’anestesia, nella pediatria e nella terapia intensiva.

Per questi Paesi, mantenere i rapporti con la Csmc comporterebbe un doppio rischio: le sanzioni secondarie e il declassamento nella lista statunitense dei Paesi a rischio di traffico di esseri umani. Quest’ultimo significherebbe il blocco degli aiuti umanitari e il veto degli Stati Uniti ai finanziamenti del Fondo monetario internazionale o della Banca mondiale.

Non solo Cuba: i contratti individuali e gli ostacoli per i medici

Le Bahamas hanno tentato di aggirare la Csmc offrendo ai singoli medici contratti individuali e permessi di soggiorno per lavoro, al posto del visto speciale della missione.

La legislazione cubana, recentemente inasprita, vieta però di abbandonare la missione. Le conseguenze sono la radiazione dall’albo, il divieto di ingresso per otto anni e il sequestro dei contributi accantonati. Diventa inoltre impossibile legalizzare, inviare o certificare i documenti universitari, i titoli di specializzazione e le referenze lavorative spesso richiesti per un contratto all’estero. Anche senza un divieto scritto, i ricongiungimenti dei medici esiliati diventano più difficili: i familiari affrontano attese prolungate per i documenti e i passaporti.

Altri governi caraibici cercano di affidare la cooperazione all’Organizzazione panamericana della sanità o ai fondi di sviluppo regionali, con clausole che garantiscano il pagamento diretto e la libertà di movimento dei medici.

I pagamenti per l’alloggio e la logistica vengono effettuati in valuta locale o attraverso banche caraibiche prive di corrispondenti statunitensi, riducendo l’esposizione al circuito finanziario degli Stati Uniti. Spetterebbe poi al singolo medico trasferire una parte dello stipendio allo Stato cubano, sempre che sia possibile.

Le richieste di deroghe e le conseguenze di un ritiro

In Africa, Angola, Gambia, Mozambico e Guinea Bissau restano in attesa. Nei loro territori, l’assistenza rurale e i programmi di prevenzione e gestione delle malattie infettive dipendono dai medici cubani. Diversi Paesi cercano di negoziare con gli Stati Uniti licenze speciali per motivi sanitari e umanitari, oppure lettere di garanzia che autorizzino l’impiego dei medici senza incorrere nelle sanzioni.

Il ministro della Salute cubano ha accusato gli Stati Uniti di esercitare un’estorsione sui Paesi che hanno bisogno dei medici dell’isola e ha confermato l’intenzione di mantenere, se non potenziare, i programmi. Se le sanzioni restassero in vigore, sarebbe però difficile per gli Stati interessati procedere con i rinnovi.

Secondo le prime stime, un ritiro lascerebbe milioni di persone senza assistenza primaria, causando picchi di mortalità infantile e materna e la ripresa di malattie endemiche non curate. Nel medio e lungo periodo, in alcune aree verrebbe meno l’accesso alle prestazioni specialistiche pubbliche, dall’oftalmologia alla ginecologia.

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