Il tenore di vita mostrato in tv da un uomo l’anno scorso sarebbe risultato sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, secondo la Gdf di Viareggio. Intervistato da una nota trasmissione, raccontava una quotidianità fatta di massaggi, auto di lusso e acquisti nelle prestigiose gioiellerie della Versilia.
In una normale giornata, sosteneva, poteva spendere anche oltre 30.000 euro. Proprio quell’apparizione televisiva avrebbe attirato l’attenzione della guardia di finanza. Le verifiche avrebbero poi riguardato un’associazione sportiva dilettantistica operante nel settore delle palestre, alla quale l’uomo era legato come dipendente e rappresentante legale.
I controlli sui redditi e sull’associazione sportiva da parte della Gdf
I controlli della Gdf di Lucca avrebbero fatto emergere l’omessa dichiarazione, da parte dell’associazione, di 376.963 euro di redditi e di 101.854 euro di Iva dovuta nell’arco di cinque anni. A illustrare gli esiti delle verifiche è stata la guardia di finanza, che ha ricostruito il passaggio dagli accertamenti sull’uomo a quelli sull’attività della palestra.
Il rapporto con l’associazione non riguardava soltanto un incarico: l’uomo, hanno precisato le fiamme gialle, «risultava essere stato nel tempo dipendente e rappresentante legale». I finanzieri di Viareggio avrebbero verificato la sproporzione tra il tenore di vita esibito durante l’intervista e i redditi da lui dichiarati. Gli accertamenti sarebbero stati quindi estesi all’associazione sportiva dilettantistica.
L’omessa dichiarazione dei redditi e dell’Iva sarebbe stata realizzata, secondo la Gdf, «attraverso un complesso sistema di fatturazione tra società collegate e l’illegittimo sfruttamento del regime fiscale delle associazioni senza scopo di lucro». Le contestazioni riguardano dunque sia i rapporti di fatturazione tra le società sia l’utilizzo delle agevolazioni fiscali previste per gli enti senza finalità di lucro.
La seconda società e la riqualificazione della palestra
La finalità dell’attività svolta dalla palestra è al centro degli esiti illustrati dalle fiamme gialle. Secondo la guardia di finanza, la struttura «non presentava alcun obiettivo solidaristico e sportivo» tale da giustificare i benefici riservati alle associazioni senza scopo di lucro. La contestazione sul regime fiscale applicato si accompagna a quella sul trasferimento del denaro attraverso un’altra società.
La guardia di finanza ha spiegato che, per occultare la finalità speculativa, era stata creata una seconda società, sempre riconducibile allo stesso rappresentante legale. Attraverso i canoni di locazione dei macchinari, questa società faceva uscire ingenti quantità di denaro che, secondo i finanzieri, avrebbero dovuto essere destinate alla palestra. Il meccanismo descritto riguardava quindi i pagamenti per l’utilizzo delle attrezzature e la destinazione delle somme.
L’associazione aveva inoltre creato un proprio marchio, offrendo ai clienti la possibilità di acquistare anche prodotti di lusso. Per le fiamme gialle si trattava di «servizi assolutamente non compatibili con lo status di ente senza scopo di lucro».
Gli elementi raccolti hanno portato alla riqualificazione dell’associazione sportiva dilettantistica come impresa commerciale e al conseguente disconoscimento delle agevolazioni fiscali applicate, ha riferito la guardia di finanza.
