Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato la Stanza Rosa dell’Ospedale Misericordia di Grosseto, a poche settimane dal femminicidio di Lorena Isceri, avvenuto in Toscana, chiedendo maggiore prevenzione anche nelle scuole. «Il fenomeno della violenza nei confronti delle donne, che prima non era neppure considerato con attenzione adeguata, è un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese, come ovunque», ha affermato il capo dello Stato.
La visita è stata preceduta dalla tappa al Poligono militare di Monte Romano per l’esercitazione dell’esercito Aegis 26. Qui Mattarella ha indicato la necessità di una difesa tecnologicamente avanzata per garantire la pace, con uno strumento militare coeso e integrato tra le forze armate nazionali, richiamando anche l’intervento del Capo dello Stato Maggiore. Ha chiesto l’interoperabilità con gli alleati e la cooperazione «in un quadro europeo che consenta sinergie, economie di scala e migliori capacità».
La prevenzione nelle scuole: il monito di Mattarella
Il contrasto alla violenza sulle donne richiede, per Mattarella, un intervento educativo che affianchi la repressione. Il presidente ha richiamato un «allarme che continua a essere presente. L’anno passato 97 femminicidi, quest’anno nel primo semestre già 34. È un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità, quello non soltanto di impedire, di reprimere, ma quello di prevenire, cancellando, rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale».
Da qui la richiesta di «educazione nelle scuole, nell’università, sul lavoro professionale, per trasmettere un senso dei rapporti umani, che ha sempre caratterizzato il modo di crescere della civiltà». Il tema attraversa il confronto politico: le forze del generale Vannacci mettono in discussione il reato di femminicidio; il ddl Valditara prevede invece il consenso informato dei genitori per l’educazione sessuo-affettiva ed è stato al centro di scontri.
Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha ricordato il delitto di Barberino del Mugello: «Abbiamo vissuto con un’intensità senza fine il dolore per quello che, a Barberino del Mugello, ha visto la povera Lorena», gettata da un cavalcavia «dopo essere stata legata e messa in un bagagliaio» dall’ex, che poi si è ucciso. Il padre aveva chiesto «a tutta la politica» interventi per le scuole e per i centri antiviolenza, «affinché non succeda più».
La Stanza Rosa e l’assistenza oltre le cure sanitarie
La Stanza Rosa del pronto soccorso è nata a Grosseto come esperienza pilota nel 2010. Le vittime di abusi vengono accompagnate in un percorso sanitario, sociale, psicologico e legale. Solo in Toscana gli accessi sono stati 35.500 in 13 anni.
La responsabile della rete regionale del Codice Rosa in Toscana, Vittoria Doretti, ha descritto il lavoro con le donne assistite: «Col primo caso, nel 2010, si è aperto un mondo. Le denunce sono salite tantissimo, perché avevamo trovato un modo per evidenziare un fenomeno che fino a quel momento era rimasto nascosto. Allora ci siamo impegnati. Abbiamo continuato a farlo, ma è difficile Presidente, estremamente difficile. La più grande alleata della violenza è la solitudine della vittima, glielo leggi negli occhi. Se una donna muore è una sconfitta dello Stato».
Mattarella si è rivolto a Doretti nel ringraziamento agli operatori: «Immagino cosa deve essere stato all’inizio: l’impegno, la fatica, la dedizione, i sacrifici. Il ringraziamento è anche per l’intuizione della coralità dell’impegno contro la violenza sulle donne».
