Valter Lavitola respinge le accuse di maltrattamenti avanzate dalla sua ex compagna Natalia Potenza e valuta di denunciarla per calunnia. A comunicarlo sono stati i suoi legali, Sergio e Arturo Cola, dopo che nei giorni scorsi è emersa l’esistenza di un esposto-denuncia presentato dalla donna e ora al vaglio del pool antiviolenza della Procura di Roma.
Un nuovo filone giudiziario che si apre mentre l’ex editore e imprenditore si trova già in carcere nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. In quel procedimento Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere stato il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta nell’ottobre 2025 a Pomezia.
Lavitola, la denuncia dell’ex compagna e la replica della difesa
Potenza, imprenditrice italo-argentina che gestisce un bistrot nel quartiere Monteverde di Roma, è stata ascoltata sabato scorso per circa dieci ore dal pm Edoardo De Santis e dai carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati. Nel corso dell’audizione avrebbe ricostruito anche la rete di affari dell’ex compagno, mettendo a disposizione degli inquirenti una documentazione di natura finanziaria e fiscale.
Separatamente, la donna ha presentato un esposto in cui ipotizza episodi di maltrattamenti da parte di Lavitola. Su quanto denunciato sono ora in corso accertamenti da parte della Procura di Roma.
La difesa respinge però integralmente la ricostruzione. I legali hanno fatto sapere che Lavitola ha appreso dalla stampa della denuncia e si è detto “indignato” per quella che considera una “infamante accusa”. L’ex editore, ribadiscono gli avvocati, “professa la sua completa innocenza” e si riserva di presentare a sua volta una denuncia per calunnia contro Potenza quando potrà conoscere nel dettaglio il contenuto delle contestazioni.
L’attentato a Ranucci e la confessione davanti al gip
Il nome di Lavitola è tornato al centro delle cronache giudiziarie soprattutto per l’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. La sera del 16 ottobre 2025 un ordigno rudimentale venne fatto esplodere davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia: la deflagrazione distrusse le auto di Ranucci e della figlia e danneggiò il muro perimetrale della casa. Non ci furono feriti.
Dopo l’arresto del 10 agosto 2026, Lavitola ha ammesso durante un interrogatorio durato oltre cinque ore di essere stato il mandante dell’attentato. Ha sostenuto però di aver organizzato l’azione perché Ranucci sarebbe stato in pericolo e con l’obiettivo, secondo la sua versione, di fargli ottenere un livello di protezione maggiore. Una ricostruzione sulla quale gli inquirenti stanno ancora svolgendo approfondimenti.
Per l’attentato sono stati arrestati anche quattro presunti esecutori materiali. Il Tribunale del Riesame ha confermato nei loro confronti le misure cautelari e l’aggravante del metodo mafioso. Il 10 settembre 2026 è stata inoltre confermata la permanenza in carcere dello stesso Lavitola.
