“Todos somos caballas” significa “Siamo tutti caballas” ed è il soprannome con cui vengono chiamati gli abitanti di Ceuta. Prima della partita tra Elche e Real Madrid, quasi tutti i giocatori delle due squadre sono entrati in campo indossando una maglia con questo messaggio, in solidarietà con la crisi migratoria che ha colpito l’enclave spagnola. Tre giocatori del Real Madrid, però, hanno scelto di non mostrarlo per intero: Kylian Mbappé e Vinicius Jr. hanno tenuto la maglia arrotolata fino al petto, mentre Ibrahima Konaté l’ha portata tra le mani. Poco dopo, Mbappé e Vinicius se la sono anche tolta prima degli altri compagni.
Ceuta, il messaggio sulle magliette dei calciatori
Le maglie indossate dai giocatori si inseriscono nella più ampia campagna lanciata l’11 settembre dall’Asociación Valenciana de Empresarios (AVE) per esprimere vicinanza alla popolazione di Ceuta dopo la crisi migratoria iniziata alla fine di luglio 2026. L’associazione ha presentato l’iniziativa anche come un richiamo alla coesione territoriale e sociale della Spagna, un elemento che contribuisce a rendere il messaggio particolarmente sensibile nei rapporti con il Marocco. L’iniziativa si è estesa al calcio: hanno aderito prima Levante, Villarreal e Betis e poi anche Elche e Real Madrid. Il Barcellona, invece, non ha aderito alla campagna durante la partita contro il Levante.
Il significato della maglia è diventato particolarmente delicato, però, dopo quanto accaduto al marocchino Ez Abde, giocatore del Betis. Dopo averla indossata insieme ai compagni, il calciatore ha ricevuto insulti e minacce sui social da parte di alcuni utenti marocchini. Abde ha poi spiegato che il gesto aveva per lui un significato “sociale” e non politico, ribadendo il proprio legame con il Marocco.
Una presa di posizione contro il governo spagnolo?
È proprio il contesto in cui nasce lo slogan, quindi, a renderlo politicamente sensibile. La crisi ha aperto in Spagna uno scontro sulla gestione degli ingressi irregolari, sui rapporti con il Marocco e sulle responsabilità per quanto accaduto alla frontiera.
La scelta di Mbappé, Vinicius e Konaté di non mostrare il messaggio può quindi essere letta come una presa di distanza da Madrid e dalla sua gestione degli ingressi di massa, anche se, per ora, i calciatori non hanno rilasciato alcuna dichiarazione in merito. Il Real Madrid ha parlato infatti di una scelta individuale, legata alle diverse sensibilità dei giocatori.
Cosa sta succedendo dopo gli ingressi di massa di fine luglio
Tra il 30 e il 31 luglio più di 70mila persone sono entrate a Ceuta dal Marocco, via mare e attraverso il confine terrestre. Secondo le autorità spagnole, la maggior parte è tornata in Marocco nelle prime 24-48 ore, ma migliaia sono rimaste nell’enclave.
A favorire la mobilitazione contribuì anche una sentenza del Tribunal Supremo spagnolo, poi rilanciata sui social in modo fuorviante come se impedisse alla Spagna di respingere chi arrivava via mare. Secondo il governo, le reti di trafficanti sfruttarono questa interpretazione distorta per incoraggiare nuovi tentativi di ingresso a Ceuta.
Il 13 settembre il governo spagnolo ha comunicato che oltre 5.300 persone erano rientrate volontariamente in Marocco dal 10 agosto. Nello stesso giorno 864 migranti che dormivano nell’area di Loma Colmenar sono stati trasferiti nelle tende allestite a Los Rosales. Le stime sul numero di persone ancora presenti non coincidono: il governo locale di Ceuta ne indicava circa 13mila, mentre Madrid nelle settimane precedenti aveva fornito cifre inferiori.
Gli ultimi sviluppi sulla crisi di Ceuta
Nel frattempo sono emersi nuovi dettagli su quanto preceduto gli ingressi. Documenti del Centro Nacional de Inteligencia (CNI) resi pubblici a settembre mostrano che già il 29 luglio i servizi spagnoli avevano avvertito il governo, la Guardia Civil e le autorità marocchine dell’esistenza di appelli sui social a raggiungere Ceuta “via mare e attraverso la barriera”. I gruppi individuati raggiungevano complessivamente circa 180mila utenti.
A contribuire alla mobilitazione sarebbe stata anche la diffusione online di informazioni fuorvianti su una sentenza della Corte Suprema spagnola, che aveva escluso le espulsioni immediate per chi viene intercettato in mare: sui social era stata interpretata come la possibilità di entrare a Ceuta senza essere rimandati indietro.
