Giuseppe Conte chiede l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella contro una delle norme più contestate della nuova legge elettorale. Da Campobasso, il leader del Movimento 5 Stelle ha definito “una vergogna” la modifica sulla raccolta delle firme per la presentazione delle liste, accusando la maggioranza di aver costruito un meccanismo che favorirebbe i partiti già presenti in Parlamento e renderebbe più difficile l’ingresso di nuove formazioni politiche.
“Chiedo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di bloccare questa norma che è una vergogna”, ha dichiarato Conte. Secondo l’ex presidente del Consiglio, con regole di questo tipo “Emma Bonino e altri leader radicali non sarebbero entrati in Parlamento“.
Legge elettorale, cosa cambia con la nuova raccolta firme
Lo scontro nasce dalla norma sulle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste alle elezioni. Il testo prevede che i partiti che non sono già organizzati in un gruppo parlamentare debbano raccogliere un numero più alto di firme per poter partecipare al voto. Le forze politiche che invece dispongono già di un gruppo alla Camera o al Senato possono essere esentate dalla raccolta.
Questa differenza ha condotto alla protesta delle opposizioni, secondo cui il nuovo sistema rischia di creare una barriera all’ingresso per i partiti più piccoli o appena costituiti. Una lettura respinta dal vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, intervenuto a Montesilvano durante la festa dei giovani del partito.
Tajani replica: “La democrazia è una cosa seria”
“È una vergogna giocare con la democrazia cercando di presentare liste finte o liste civetta”, ha dichiarato. Secondo Tajani, per concorrere alle elezioni è necessario dimostrare di avere un consenso reale: “Per andare in Parlamento non basta mettere un simbolo. Qual è la garanzia di serietà e di affidabilità? Serve ci sia un consenso”.
Il ministro degli Esteri ha quindi difeso esplicitamente l’obbligo della raccolta firme. “Credo sia giusto mettere delle firme per dimostrare che chi partecipa rappresenta qualche cosa”, ha aggiunto. In caso contrario, secondo Tajani, il rischio sarebbe quello di trasformare le elezioni in uno strumento per creare liste prive di una vera base politica, citando provocatoriamente possibili simboli come “Forza Roma” o “Forza Lazio”. “La democrazia è una cosa seria”, ha concluso.
Conte contro il governo: “Difende la casta dei partiti”
La posizione è opposta a quella di Conte, che considera invece la norma uno strumento per proteggere le forze politiche già presenti nelle istituzioni. “Mentre il governo si beatifica della propria longevità, gli italiani peggiorano sempre più le loro condizioni”, ha affermato il leader M5S, citando il caro carburante, il costo della vita e l’aumento dei tassi di interesse sui mutui.
Secondo Conte, mentre accade tutto questo il governo si concentrerebbe sulla legge elettorale “per salvaguardare le proprie poltrone”, costruendo “una barriera per tenere fuori nuove formazioni politiche” e “difendere la casta dei partiti già esistenti”.
