Roberto Vannacci ha chiesto a Fratelli d’Italia di sostenere al Senato un emendamento del partito democratico che introduce le preferenze pure, eliminando i capilista bloccati. Lo ha scritto in un post pubblicato su Facebook, richiamando l’attenzione sul voto che si svolge in Aula e sulla coerenza del partito della premier Giorgia Meloni.
Nella post Vannacci ha scritto: “Oggi al Senato si vota sulle preferenze nella legge elettorale. C’è un emendamento del Pd che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Futuro Nazionale avevamo presentato alla Camera”. Ha poi aggiunto: “Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d’Italia: votate anche questo. Ne va della coerenza di FdI”.
“Ridiamo sovranità al popolo”
Il leader di Futuro Nazionale ha quindi attaccato il compromesso raggiunto dalla maggioranza, parlando di “preferenze meticce”, perché il sistema continuerebbe a prevedere i capilista bloccati. Una soluzione che, secondo Vannacci, rappresenterebbe “una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano”. L’ex generale ha poi richiamato direttamente il precedente della Camera: “Perché votare sì alla Camera e votare no al Senato sulla stessa proposta?”.
Nel post ha accusato inoltre la politica di muoversi tra “stanze del potere” e “manovre di palazzo”, sostenendo che agli elettori debba essere restituita la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti, “senza riservare posti agli ‘unti’ dalle segreterie di partito”. “Ridiamo agli italiani il diritto di scegliere chi li rappresenta. Ridiamo sovranità al popolo”, ha concluso.
Legge elettorale, perché Vannacci chiama in causa FdI
Il riferimento dell’ex generale è al voto dello scorso luglio alla Camera. In quell’occasione l’emendamento di Futuro Nazionale che proponeva preferenze per tutti i candidati, senza capilista bloccato, era stato bocciato, ma Fratelli d’Italia aveva votato a favore insieme ai vannacciani, mentre Lega e Forza Italia si erano opposte.
La riforma era poi stata approvata da Montecitorio il 16 luglio ed era passata al Senato. Alla ripresa dei lavori, il centrodestra ha trovato un nuovo compromesso: il 3 settembre la commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha approvato un emendamento di maggioranza che permette all’elettore di esprimere fino a tre preferenze, lasciando però bloccati i capilista.
È proprio questa soluzione che Vannacci definisce “preferenze meticce”. Il Pd ha quindi riproposto al Senato il principio delle preferenze pure, mettendo FdI davanti al precedente voto espresso alla Camera.
Lo scontro sulla legge elettorale arriva dopo settimane di tensioni. A fine agosto era tornata anche l’ipotesi di introdurre un ballottaggio, criticata duramente dallo stesso Vannacci, che l’aveva definita “la mossa della paura”.
I passaggi parlamentari e le questioni aperte del testo
Alla ripresa dei lavori, il centrodestra aveva trovato un nuovo compromesso in commissione: il 3 settembre la commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama ha approvato un emendamento di maggioranza che consente all’elettore di esprimere fino a tre preferenze ma mantiene bloccato il primo nome della lista. Proprio su questo punto il Pd ha presentato due emendamenti, firmati da Nicola Irto e Dario Parrini, per estendere le preferenze a tutti gli eletti e rimuovere il vincolo dei capilista.
Secondo il quadro uscito dalle votazioni alla Camera e dalle decisioni della commissione, la legge elettorale mantiene la soglia del 42% per ottenere il premio di maggioranza – fissato in 70 deputati e 35 senatori – ma resta il nodo delle preferenze e della tenuta della maggioranza. Fratelli d’Italia sta valutando se sostenere gli emendamenti Pd; Forza Italia ha avvertito che una scelta del genere potrebbe mettere a rischio l’intera intesa di maggioranza.
Se il Senato modificherà il testo, la riforma tornerà alla Camera e l’esame in terza lettura è previsto a partire dal 28 settembre, dato che determina il prossimo passaggio parlamentare e la possibile chiusura della partita sulle preferenze e sui capilista.
