Kimi Antonelli, leader della F1 2026, ha vinto a Monza partendo dalla 19ª posizione e completando 26 sorpassi; secondo Toto Wolff la spiegazione non è solo nel talento o nella competitività della Mercedes ma nel tipo di preparazione che caratterizza la sua generazione. Toto Wolff ha collegato la rapidità con cui Antonelli ha assimilato le nuove abitudini richieste dalle monoposto 2026 a un percorso che comincia in età molto precoce davanti ai simulatori.
La generazione formata dai simulatori: il parere di Toto Wolff
Per il team principal della scuderia tedesca quella di Antonelli è «una generazione che sta arrivando ed è meglio preparata rispetto alla precedente», ha spiegato Wolff, che ha messo l’accento sul ruolo dei simulatori. Secondo il dirigente, mettere «un bambino di cinque o sei anni davanti a un simulatore significa allenare capacità cognitive quasi senza che se ne renda conto». I simulatori, ha aggiunto, «sono diventati molto più di un giocattolo» e chi cresce utilizzandoli non pratica solo monoposto virtuali, ma passa continuamente da rally a GT e vetture Sport, sviluppando così diverse competenze molto prima di debuttare realmente in Formula 1.
Il risultato, secondo Wolff, è una «maggiore capacità mentale disponibile»: una parte delle operazioni richieste al pilota diventa automatica e le risorse residue possono essere impiegate per leggere il comportamento degli avversari e le condizioni della corsa. «Tutto va al rallentatore, perché fanno queste cose continuamente», ha commentato il numero uno della Mercedes, riassumendo l’idea che la ripetizione precoce di compiti complessi renda più immediata la gestione simultanea di più informazioni.
La Formula 1 2026 e la gestione dell’energia
La riflessione di Wolff nasce dalle caratteristiche tecniche delle monoposto 2026, che presentano una componente elettrica più consistente e modalità di gestione dell’energia che impongono ai piloti nuove abitudini. Nella F1 attuale non è sufficiente avvicinarsi alla vettura davanti: il pilota deve valutare il distacco, capire dove preparare l’attacco, gestire la batteria e decidere quando utilizzare l’energia supplementare tramite i comandi al volante. Wolff ha indicato che per una generazione già abituata a operare con questi stimoli mentali alcune di queste mosse divengono automatiche, liberando capacità per operazioni tattiche di livello superiore.
La stratega Mercedes Rosie Wait ha spiegato dopo la gara che Antonelli ha saputo utilizzare in modo particolarmente efficace l’energia elettrica disponibile, scegliendo quando spendere il margine aggiuntivo di 0,5 MJ e quando conservarlo per avere la massima spinta nel punto decisivo. Secondo la stratega, quella gestione ha contribuito a costruire i sorpassi decisivi: una capacità che nelle nuove monoposto si combina alla velocità pura e alla scelta del momento giusto per l’attacco.
Monza come conferma pratica della teoria
La dimostrazione più immediata della tesi di Wolff è arrivata proprio a Monza: Antonelli ha scalato la classifica dall’inizio della gara — al decimo giro era già quinto, al tredicesimo terzo e al diciottesimo davanti a tutti — e, dopo essere temporaneamente scivolato sesto alla Virtual Safety Car, ha ripreso la rimonta fino al sorpasso decisivo su George Russell. I 26 sorpassi registrati non sono per Wolff soltanto il numero che racconta una rimonta clamorosa: sono anche un esempio pratico della capacità di elaborare simultaneamente molte informazioni che caratterizza, nella sua lettura, la nuova generazione.
Wolff è andato oltre nella metafora: per descrivere la velocità con cui Antonelli assimila informazioni e poi le utilizza lo ha paragonato a «un agente di intelligenza artificiale capace di migliorare continuamente se stesso», immagine già utilizzata dopo Monza per spiegare la rapidità con cui il 20enne corregge errori e aggiunge nuovi strumenti alla propria guida. Il team principal ha però precisato implicitamente che questo non esclude che piloti come Verstappen o Norris usino simulatori o abbiano competenze simili; il punto di Wolff è temporale: Antonelli appartiene alla prima generazione per cui l’allenamento nei simulatori è cominciato nell’infanzia, e la nuova configurazione tecnica delle monoposto 2026 potrebbe aver amplificato proprio questo vantaggio.
Fuori dall’abitacolo le vetture superano i 300 km/h; nella testa di Kimi Antonelli, secondo Wolff, molte di queste operazioni possono invece sembrare che «vadano al rallentatore», perché già automatizzate dall’allenamento precoce e continuo davanti ai simulatori.
